BastaBugie n�996 del 23 settembre 2026

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1 LA CHIESA NON HA BISOGNO DI STRATEGIE, MA DI SANTI
Il vero rinnovamento non nasce dai sinodi, dalle riforme e dagli slogan, ma da anime che rinunciano a sé stesse e vivono fino in fondo la volontà di Dio
Autore: Joseph Strickland - Fonte: Blog di Aldo Maria Valli
2 11 SETTEMBRE, 25 ANNI DOPO L'AMERICA NON SI RICONOSCE PIU'
I Talebani sono di nuovo al potere in Afghanistan e New York ha un sindaco musulmano, figlio di un professore marxista che giustificava i terroristi
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 IL REIKI APRE LE PORTE AL DIAVOLO
Dopo l'intervento degli esorcisti viene fermata la pratica in ospedale: la sofferenza non si cura affidandosi a presunte energie spirituali
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del Timone
4 CRISTO E' IL GRANDE ASSENTE NEL GUARESCHI DIMEZZATO DI RAIUNO
Nella fiction manca la drammatica esperienza nei lager e la sua profonda fede cattolica, senza la quale non si possono capire le storie di Don Camillo e Peppone
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 IL FIDANZATO ARTIFICIALE? I GIOVANI NON LO VOGLIONO
L'intelligenza artificiale può organizzare un appuntamento, correggere un messaggio e suggerire una dichiarazione d'amore, ma non può sostituirsi all'amato (VIDEO: Intelligenza Artificiale vs lui)
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: Sito del Timone
6 LETTERE AL SACERDOTE: CHE FINE HA FATTO SANTIAGO MATAMOROS?
Dai fiori che coprivano i mori nella Cattedrale di Compostela, al trasferimento definitivo nel museo secondario: quando il passato cristiano diventa imbarazzante per il clero modernista
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: BastaBugie
7 OMELIA XXVI DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 21,28-32)
Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

1 - LA CHIESA NON HA BISOGNO DI STRATEGIE, MA DI SANTI
Il vero rinnovamento non nasce dai sinodi, dalle riforme e dagli slogan, ma da anime che rinunciano a sé stesse e vivono fino in fondo la volontà di Dio
Autore: Joseph Strickland - Fonte: Blog di Aldo Maria Valli, 11 agosto 2026

Non si può fingere di possedere il profumo della santità. Esso proviene solo dal grano macinato, dall'olio versato, dalla morte nascosta dell'io. La santità è il profumo di un'anima che non dice più "la mia volontà", ma solo "la tua volontà". La santità non è rumorosa. Non si pubblicizza. Ma quando entra in una stanza, i demoni tremano e gli angeli si avvicinano. È il profumo del sacrificio, l'aroma di Cristo che "ci ha amati e ha dato sé stesso per noi, in offerta e sacrificio a Dio di soave profumo" (Efesini 5:2).
La riconosci quando la incontri. È la presenza silenziosa di una nonna che prega tutta la notte per i suoi figli ribelli. È la vita nascosta di un'anima consacrata che ha rinunciato a ogni comodità per appartenere interamente a Dio. È l'uomo mite che perdona una grave ferita e non ne parla, perché la porta con sé all'altare.
Il mondo non riconosce questa fragranza. La deride, perché sa di sacrificio: morte all'ego, morte al piacere, morte alla "mia verità". Ma in paradiso questo è il profumo dei santi.
Prendiamo ad esempio padre Damiano de Veuster (1840-1889). Non era famoso. Non era una persona raffinata. Non era una persona sicura di sé. Era un semplice prete belga che si offrì volontario per servire le anime più abbandonate: i lebbrosi esiliati su un'isola remota delle Hawaii. Nessun altro voleva andarci, quindi andò lui. Toccò le loro ferite. Costruì le loro case. Ascoltò le loro confessioni. Seppellì i loro morti. E si fermò. Non come un visitatore, ma come un padre, un fratello, un pastore. E col tempo divenne un compagno di sofferenza. Perché padre Damien alla fine contrasse la stessa malattia. Avrebbe potuto andarsene, ma non lo fece. Scelse di morire tra loro, con loro, per loro. Questa è la santità. Questa è la fragranza che giunge al trono di Dio. E quella stessa fragranza - di sacrificio nascosto, di amore eterno, di Cristo crocifisso - deve risorgere nel nostro tempo.
Nessuno ha incarnato quel profumo più perfettamente della Madonna. Lei è il fiore più puro di tutta la creazione: la rosa senza spine, il giglio tra le spine. Disse di sì e il Verbo si fece carne. Soffrì in silenzio sul Calvario. La sua santità ha cambiato la storia.

C'È BISOGNO DI SANTI
La Chiesa oggi non ha bisogno di altre strategie o slogan. Ha bisogno di santi. Non di santi nel senso di un sentimentalismo blando, ma nel senso di amore ardente. Non ha bisogno di santi che piacciono alla folla, ma di santi che piacciono a Cristo. Non di santi che cercano visibilità, ma di santi che cercano la Croce. 
La santità non è riservata a pochi. È una chiamata universale. "Questa infatti è la volontà di Dio: la vostra santificazione" (1 Tessalonicesi 4:3). E il profumo della santità può provenire solo da cuori infiammati dalla carità divina, e bruciati come incenso sull'altare di Dio. Allora vi chiedo: che profumo lasciano dietro di sé le nostre vite? Abbiamo forse lo stesso odore del mondo, un profumo di orgoglio, autocelebrazione e indulgenza? Oppure portiamo con noi l'odore di Cristo crocifisso? Essere santi non significa brillare, ma ardere. E quando un'anima arde d'amore, lascia dietro di sé il profumo del paradiso. Vorrei che oggi portaste con voi queste parole.
Non sei stato creato per la mediocrità. Non sei stato creato per andare alla deriva. Sei stato creato per essere santo. E sei chiamato - ora, oggi - a lasciare alle spalle il profumo del mondo e ad assumere la fragranza di Cristo. Questa è l'ora delle anime sante. Non è un giorno qualsiasi. Non bisogna aspettare quando i figli saranno più grandi, o quando la Chiesa sarà più forte, o quando il frastuono si sarà placato. Il momento è adesso. 
Il mondo non migliorerà per caso. La Chiesa non sarà purificata dai burocrati. E Cristo non regnerà nei nostri cuori se continuiamo ad aspettare di sentirci pronti. La santità non aspetta. Arde.
Siate santi. Non santi di comodo. Non santi deboli, ma santi veri. Che la vostra purezza svergogni le tenebre. Che le vostre preghiere costruiscano ciò che il mondo sta distruggendo. Che la vostra sofferenza, offerta con amore, si elevi come incenso e guarisca le ferite del Corpo di Cristo. Che il profumo della santità risplenda nelle nostre case, nelle nostre parrocchie, nei nostri cuori. Che i pastori siano fedeli, i fedeli saldi e la Chiesa risplenda della luce dell'Agnello.

LA SANTITÀ IN CARNE E SANGUE
Lasciatemi parlare francamente. La santità non è una virtù privata. È un fuoco. Purifica l'anima, certo, ma purifica anche la Chiesa. È così che Dio ricostruisce. Non con il rumore, ma con la fedeltà. Non con i programmi, ma con la purezza. Non con le strategie, ma con i santi. 
La linea è stata piegata, le fondamenta offuscate. Ma la santità ci riporta alla linea verticale. Il profeta Amos lo vide. Se la Chiesa si rinnoverà, tutto non inizierà a Roma, né nei sinodi o con i comunicati stampa. Inizierà nel chiostro. Nel confessionale. Nel silenzio di un cuore che dice: fiat!
Che il rinnovamento cominci dunque da te. Che la tua anima sia l'altare. Che la tua vita sia il profumo. E che la Chiesa ritrovi la sua strada attraverso il sì dei fedeli. La santità forse non fa notizia. Ma riscrive la storia.
E se vi chiedete che aspetto abbia - che cosa significhi la santità in carne e sangue - rivolgete lo sguardo all'anima che prega quando nessuno la vede. Guardate al padre che conduce i suoi figli a inginocchiarsi davanti all'Eucaristia. Rivolgetevi al sacerdote che predica la verità senza scuse, anche a costo di sacrifici personali. Osservate la giovane donna che indossa la modestia come una corona in un mondo spudorato. Guardate l'uomo morente che offre il suo dolore con amore per le anime che non incontrerà mai.
Stiamo vivendo un periodo di grandi scosse. Le fondamenta sono state messe alla prova. I fedeli si sono dispersi. Nel santuario c'è confusione. C'è silenzio dove dovrebbe esserci profezia. E molti si chiedono: "E adesso?". La domanda non è nuova, ma nemmeno la risposta. Non è mai cambiata.

IL PASTORE NON HA ANCORA FINITO DI CHIAMARE
La Chiesa non si rinnoverà grazie a strutture migliori o a idee moderne e innovative. Si rinnoverà grazie a uomini e donne santi, ardenti d'amore, incrollabili nella verità, radicati nella preghiera e nascosti in Cristo. È lì che si vincerà la battaglia.
Se costruisci la tua vita su qualsiasi cosa che non sia la volontà di Dio, essa crollerà. Ma se ti ancori alla sua verità - se dici sì alla chiamata alla santità - allora diventi incrollabile. Diventi parte del resto che Dio userà per restaurare la sua Chiesa. E sì, Egli la ristabilirà. Purificherà il santuario. Suscita pastori fedeli. Disperderà i mercenari, umilierà i superbi ed esalterà i piccoli. E quando la tempesta sarà passata, saranno i santi a rimanere, coloro che hanno portato il profumo della santità, anche quando nessuno se n'era accorto.
Non dire di essere troppo debole. Non dire di essere troppo a pezzi o che è ormai troppo tardi. Sei nato per questo tempo. Sei stato posto in quest'ora non per stare a guardare, ma per combattere: in ginocchio, a casa tua, nel silenzio. E quando la polvere si sarà posata - quando i falsi profeti saranno dimenticati, quando i corrotti saranno stati smascherati, quando i lupi saranno abbattuti - non saranno i podcast o le piattaforme a rimanere. Saranno le anime che hanno vissuto nascoste nelle ferite di Cristo.
Lasciate che il profumo del sacro riempia le vostre case. Lasciate che si elevi nelle vostre parrocchie. Lasciate che si insinui nelle vostre conversazioni, nelle vostre decisioni, nei vostri sacrifici nascosti. Lasciate che si elevi dalle vostre ferite. Lasciate che si elevi dalla vostra adorazione. Lasciate che si elevi dal vostro amore per l'Agnello di Dio. E lasciate che raggiunga il Cielo. Perché il Pastore non ha ancora finito di chiamare. Egli cammina ancora tra le sue pecore. E non si fermerà finché non saranno tutte radunate, guarite e rese integre.

Fonte: Blog di Aldo Maria Valli, 11 agosto 2026

2 - 11 SETTEMBRE, 25 ANNI DOPO L'AMERICA NON SI RICONOSCE PIU'
I Talebani sono di nuovo al potere in Afghanistan e New York ha un sindaco musulmano, figlio di un professore marxista che giustificava i terroristi
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11 settembre 2026

Venticinque anni dopo l'attacco di Al Qaeda a New York e Washington dell'11 settembre 2001, la realtà ha superato alcune delle peggiori previsioni. Quattro aereo passeggeri dirottati e trasformati in proiettili, quasi 3mila vita distrutte in una mattina. Fu un omicidio-suicidio di massa, di proporzioni apocalittiche. Gli Usa e il mondo, da quel momento, non furono più gli stessi.
Ma oggi? In Afghanistan, soprattutto, dove i Talebani sono di nuovo al potere, come se l'11 settembre, la guerra e la presenza della Nato nel paese asiatico non fossero mai avvenuti. A New York, invece, il sindaco eroe Rudolph Giuliani è caduto in disgrazia, politicamente e professionalmente. Stando a quanto ha annunciato ieri, non sarà neppure presente alla cerimonia dell'anniversario. Il sindaco in carica, invece, è Zohran Mamdani, musulmano e di estrema sinistra, il primo ad aver aperto la sede del comune a una cerimonia religiosa (islamica, la cena di fine Ramadan) e che prende voti anche dalle comunità più radicalizzate.
Se in Afghanistan è una tragedia, a New York è una farsa. Ma una farsa dolente. Cosa è avvenuto in questi venticinque anni? Il libro Da Giuliani a Mamdani scritto a quattro mani dai giornalisti Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi, che al momento dell'attacco erano proprio a Manhattan, abitando nei pressi delle Torri Gemelle, rievoca l'atmosfera di unità e solidarietà nazionale dei momenti e dei giorni immediatamente successivi al crollo delle due Torri Gemelle. La coppia di giornalisti, l'una del Corriere della Sera e l'altro de La Stampa, dovette abbandonare la casa in cui viveva da un anno, venne accolta da una collega al vicino Greenwich Village. Furono ospitati, rifocillati, rivestiti, confortati. La scuola frequentata dalla figlia, evacuata anch'essa, fu interamente assorbita da un'altra scuola pubblica. Gli scolari, tutti traumatizzati, vennero accolti come in famiglia.

IL SINDACO DEL MONDO
La macchina della burocrazia funzionò con puntualità e cortesia. I due giornalisti ottennero subito una visita di un funzionario della Fema, l'equivalente americano della nostra Protezione Civile. Ebbero in pochi mesi tre successivi assegni che coprivano le spese del trasloco e del disagio. E un questionario chiese loro se l'impiegato fosse stato abbastanza cordiale e puntuale con loro. Ricevettero anche un altro aiuto, dalla Croce Rossa, con l'unica causale: "L'America vi vuole bene".
La New York di allora si riempì di volontari, da tutti gli Usa. Non c'erano repubblicani o democratici, americani della costa o dell'interno, del sud o del nord, ma americani uniti per rispondere a un attacco esterno. Pur respirando quella vera e propria nube tossica che si era levata al posto degli edifici crollati, migliaia di volontari lavorarono alla messa in sicurezza del ground zero, il luogo del crollo, al ripristino di tutti i servizi essenziali e poi alla ricostruzione. Giuliani, sindaco alla fine del suo secondo mandato, noto per essere il "sindaco della tolleranza zero" che aveva riportato l'ordine in città, divenne un eroe nazionale. Pur compromettendo la sua salute (tuttora ha problemi polmonari), non si allontanò mai dal ground zero, coordinò gli aiuti federali, diresse i lavori, rimase vicino ai sopravvissuti, ispirò coraggio ai soccorsi. Il Time gli dedicò la copertina, da uomo dell'anno, il "Sindaco del mondo".
Fa impressione constatare quanto le percezioni siano cambiate. La figura di Giuliani è stata totalmente demolita, da quando, svolgendo la sua professione, è stato l'avvocato di Donald Trump. Ha perso le cause sulle frodi elettorali del 2020, è stato rovinato dalle spese legali e dalle querele. Nel 2023 ha dichiarato bancarotta personale. Alla vigilia di questo 11 settembre, dalle colonne di Newsmax, ha lanciato il suo monito sul pericolo della nuova classe dirigente di sinistra, islamo-comunista, fra cui proprio il suo successore Mamdani. Nessun media mainstream ricorda di averlo eletto uomo dell'anno nel 2001, oggi passa solo per un "vecchio complottista", da non prendere sul serio.

LA GENTE NON HA MEMORIA DIRETTA DEGLI EVENTI
Mamdani, in compenso, ha deciso di usare proprio la ricorrenza dell'11 settembre per mettere di nuovo sotto accusa Giuliani e la classe dirigente newyorkese repubblicana: sapevano dei fumi tossici di ground zero e non hanno avvertito soccorritori e popolazione. Questa è l'accusa, che si basa su decine di migliaia di casi di tumori e malattie croniche. Ma che viene usata come leva giustizialista per spostare l'attenzione su un nemico interno, quasi a far dimenticare chi, quella catastrofe, l'ha provocata.
Quella che ci appare oggi è una New York divisa, con una leadership estranea alla sua storia. Zohran Mamdani, nato a Kampala e americano d'adozione, aveva 9 anni nel 2001 ed è figlio di un docente ugandese della Columbia University che allora giustificava o relativizzava il terrorismo islamico, quando, nel 2004, invitava a considerare i terroristi suicidi «come una forma di violenza politica moderna, piuttosto che stigmatizzarla come un marchio di barbarie». La moglie di Mamdani, Rama Duwaji, al momento del pogrom di Hamas del 7 ottobre, approvava o rilanciava sul suo account dei post come: "Rompere le mura dell'apartheid e dell'occupazione militare. 7 ottobre 2023".
Mamdani è stato votato dal 75% dei giovani dai 18 ai 29 anni, nati immediatamente prima o dopo l'11 settembre. E dall'81% di chi non è nato a New York, ma vi si è trasferito da meno di dieci anni. È gente che non ha memoria diretta degli eventi. Ma quale storia è stata loro tramandata? L'anello che manca alla catena della coscienza americana è proprio quello di chi deve tener viva la memoria: insegnanti, operatori dei media, opinionisti, artisti di tutte le arti. Il loro lavoro di demonizzazione delle vittime e di assoluzione dei carnefici ha avuto molto successo, evidentemente. Oggi la nuova generazione, secondo un sondaggio Gallup, non va affatto fiera di essere americana. Il dato sul patriottismo americano è il più basso (33%) da quando l'istituto di ricerca ha iniziato a misurarlo 25 anni fa.

Nota di BastaBugie: un film che parla degli attentati dell'11 settembre 2001 è United 93. Per saperne di più e vedere il trailer, clicca qui!

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11 settembre 2026

3 - IL REIKI APRE LE PORTE AL DIAVOLO
Dopo l'intervento degli esorcisti viene fermata la pratica in ospedale: la sofferenza non si cura affidandosi a presunte energie spirituali
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del Timone, 10 luglio 2026

«Chi pratica il Reiki cade nel peccato di superstizione e si espone all'azione straordinaria del maligno»: è ferale e decisa la condanna dell'Associazione internazionale esorcisti che ultimamente ha denunciato l'apertura di uno spazio dedicato non solo alle cure palliative ma anche a non ben precisate "terapie complementari" nel reparto di oncologia degli Ospedali Riuniti Marche Nord di Pesaro. L'intervento critico dell'Associazione internazionale esorcisti è avvenuto attraverso una nota esplicativa che non lascia spazio a dubbi perché definisce il Reiki come "insidioso pericolo". 
Il riferimento, qui è in particolare alla cosiddetta "Stanza del benessere" dell'ospedale di Muraglia, all'interno del reparto oncologico, si praticherebbe la tecnica giapponese denunciata dagli esorcisti che predica il contenimento del dolore e dello stress attraverso "flussi di energia" che passerebbero attraverso le mani. Questi progetti stanno interessando, ormai, anche altre strutture sanitarie italiane, tra cui l'Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino e l'Ospedale Carlo Poma di Mantova. L'Associazione internazionale esorcisti ha richiamato, inoltre, le linee guida pubblicate dalla Commissione per la dottrina della Conferenza episcopale degli Stati Uniti nel 2009, secondo le quali questa pratica non trova fondamento nella scienza, né tantomeno è compatibile con il cristianesimo.
Una sottolineatura doverosa, secondo l'Associazione degli esorcisti, perché riflette il timore per nulla infondato, che questa tecnica possa essere proposta come medicina alternativa, generando nei pazienti drammatiche illusioni, confondendola, cioè, con una vera e propria terapia. Per non parlare, poi, dei danni spirituali della pratica stessa. Infatti, secondo l'Associazione internazionale esorcisti, chi si dedica al Reiki «cade nel peccato di superstizione e si espone all'azione straordinaria del maligno». Spiegano gli esorcisti nel loro comunicato: «Il Reiki, nome derivante dalla pronuncia di due caratteri giapponesi che descrivono l'energia in sé, rei ('l'aldilà' o 'spirituale') e ki ('energia' o 'forza vitale'), altro non è che una tecnica di channeling (o spiritismo) e ricorre alla presunta guarigione per mezzo di tecniche per le quali verrebbe trasmessa l'energia dal Reiki Channelizer (colui che canalizza l'energia Reiki) al Receiver (colui che riceve il trattamento)».
La Chiesa cattolica, infatti, critica il Reiki proprio perché si basa sull'utilizzo e sulla manipolazione di una presunta "energia vitale universale" (il ki), laddove, nel cristianesimo, la guarigione è semplicemente frutto della Grazia che si ottiene attraverso la preghiera e l'umile sottomissione alla volontà divina. Per questo l'associazione ha invitato i cattolici a tenersi ben lontani da tecniche di questo tipo che, peraltro, in alcun modo, possono sostituire la medicina tradizionale.
Ricordiamo che anche nel mondo scientifico c'è chi invita a non osannare troppo queste pratiche. Come Jonathan Jarry, scienziato e divulgatore scientifico canadese dell'Università McGill, che al riguardo ha scritto: «Non ho alcun dubbio che il Reiki e le sue imitazioni possano essere rilassanti e migliorare l'umore. Il pericolo, tuttavia, è che i suoi seguaci non si accontentino sempre di alleviare lo stress [...] Mi addolora dover constatare che il Reiki viene offerto in centri medici di prim'ordine [...] Se si chiamasse "guarigione Jedi", non sono sicuro che verrebbe preso sul serio». Comunque il richiamo degli esorcisti non ha lasciato indifferente il direttore generale del Muraglia, Alberto Carelli, che avendo anche alle spalle una solida formazione salesiana, non ha lasciato cadere nel vuoto l'appello degli esorcisti.
Per cui è partita una comunicazione dalla Direzione medica di presidio all'attenzione della direttrice dell'Oncologia Rita Chiari. «Pur nel rispetto delle convinzioni personali dei pazienti - si legge - si ritiene opportuno evitare che tale attività (il Reiki, ndr), venga svolta all'interno della nostra azienda. La sua introduzione potrebbe infatti esporre l'azienda a contestazioni di carattere etico e istituzionale». Ciò è bastato per bloccare l'attività. Ma la direttrice del reparto Rita Chiari, per tutta risposta ha replicato: «I sanitari, medici, infermieri e gli oss non hanno niente a che vedere con l'attività svolta dalle associazioni, siano clown dottori o operatori di 'et therapy. I pazienti prenotano queste prestazioni che l'associazione fornisce ai propri associati direttamente con l'associazione. I sanitari, i medici, gli infermieri e Oss non hanno niente a che vedere con questa attività. Io - ha concluso - faccio il medico».
Se guardiamo alla vicenda di Pesaro con gli occhi della fede e non solo con gli occhi del mondo, possiamo ben capire la preoccupazione degli esorcisti. In un'epoca del tutto e subito, di guru che predicano guarigioni fai da te e immediate, l'Associazione internazionale esorcisti ci ricorda che il mondo spirituale non è affatto un campo neutro ma è un campo di battaglia in cui si combattono bene e male e il bottino è l'anima. Per questo certi moniti non vanno tacciati di oscurantismo, anzi, sono l'occasione preziosa per esercitare spirito critico e discernimento che in un mondo confuso e allo sbando come il nostro, sono più necessari che mai.

Fonte: Sito del Timone, 10 luglio 2026

4 - CRISTO E' IL GRANDE ASSENTE NEL GUARESCHI DIMEZZATO DI RAIUNO
Nella fiction manca la drammatica esperienza nei lager e la sua profonda fede cattolica, senza la quale non si possono capire le storie di Don Camillo e Peppone
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22 settembre 2026

Con una periodicità pressoché stagionale, da anni la televisione ripropone i film del ciclo di don Camillo, liberamente ispirati ai racconti dello scrittore della Bassa, Giovannino Guareschi. Il favore presso il pubblico è sempre di grado elevato, e ciò ha consentito il perpetuarsi della popolarità delle "maschere" di don Camillo e Peppone, ma non sempre ha reso pienamente merito al loro creatore, autore italiano tra i più letti e conosciuti anche fuori dal nostro Paese. Il film per la TV Giovannino Guareschi. Non muoio neanche se mi ammazzano ha voluto raccontare la sua vita, affascinante come i suoi romanzi. Tuttavia, è risultata un'occasione perduta.
La fiction ha preso in considerazione un decennio, quello tra il ritorno dai lager nazisti e l'ingresso in carcere dopo la condanna per diffamazione a mezzo stampa di Alcide De Gasperi. In questo periodo Guareschi realizzò due tra le più importanti saghe letterarie del Novecento italiano: quella di don Camillo e Peppone, ovvero quella realtà, quel microcosmo di Mondo Piccolo, in cui si riflettono i profondi drammi civili e politici del secolo appena trascorso, e la saga familiare autobiografica, dove Guareschi riuscì a fare di se stesso, della propria consorte Ennia (chiamata Margherita nella finzione letteraria) e dei propri figli Alberto e Carlotta (in arte Albertino e la Pasionaria), i protagonisti di un ciclo narrativo assolutamente unico nel panorama della letteratura italiana. E tutto questo per raccontare le vicende eterne del vivere umano: l'amore e l'amicizia, la fedeltà e il tradimento, la rabbia, il rapporto tra le generazioni, la morte.

IL TERZO GRANDE PROTAGONISTA DI MONDO PICCOLO
La fiction trasmessa da Rai1 ha mostrato un Guareschi strettamente legato alla sua terra, ai suoi umori, alla sua civiltà. Ha avuto momenti anche commoventi, soprattutto grazie al personaggio probabilmente più riuscito, quello di Lina Maghenzani, la madre di Giovannino, maestra nella vita ma che fu anche maestra di vita per il figlio. Fu da lei che imparò la fede cristiana, una fede che nel film purtroppo non è visibile. Il regista, Andrea Porporati, ha ammesso che questa è stata una scelta voluta: mostrare la sua fede avrebbe rischiato di risultare cosa non gradita agli spettatori non credenti. Ancora una volta per la cultura dominante, sia di sinistra che di destra, il cristianesimo viene visto come "divisivo" e quindi da accantonare.
Infatti nel film non compare - neppure accennato - il terzo grande protagonista di Mondo Piccolo, oltre a Peppone e Don Camillo: il Cristo dell'altare. Eppure non si può capire Guareschi se non si tiene in considerazione la sua fede cattolica profonda. Non si capisce nemmeno il suo anticomunismo, che non era tanto ideologico, ma motivato dal fatto che l'ideologia marxista si proclamava nemica di Cristo.
Il sentimento religioso si era radicato in Giovannino fin dall'infanzia, attraverso l'insegnamento retto e cosciente della mamma, attraverso la passione per I promessi sposi - il libro in cui fa da indiscussa protagonista la Provvidenza - e attraverso figure come padre Lino Maupas, un frate che aiutava i poveri di Parma. Guareschi ebbe modo di incontrare diversi sacerdoti che contribuirono a fargli creare il personaggio di don Camillo, che non è una figura caricaturale pronto solo a far baruffa con Peppone.
Ciò che colpiva Guareschi nella figura del sacerdote era l'attaccamento a Cristo, l'appartenenza totale a Lui: fede, speranza e carità, queste erano per lo scrittore della Bassa le pietre miliari di un buon sacerdote e di un buon cristiano.
Il cristianesimo, e nient'altro, era ciò che aveva dato a Guareschi il senso del dovere, la passione al lavoro svolto bene, e infine l'amore e l'attenzione al prossimo. Tutto questo Guareschi lo aveva messo in pratica nella propria vita personale.
Oltre alla fede, nella fiction si è avvertita la mancanza di un riferimento chiaro a quella che era stata l'esperienza più importante della sua vita: i due anni di internamento nei lager nazisti.

INTERNATI MILITARI ITALIANI
Le decine di migliaia di IMI - internati militari italiani - tra cui si trovava Guareschi rappresentavano l'Italia migliore, quella da cui si sarebbe potuto ripartire per ricostruire sulle macerie materiali e morali della guerra. Quei due anni atroci di lager produssero in Giovannino un profondo cambiamento. Anzitutto fisicamente: perse tutto il sovrappeso e divenne magrissimo. Quando tornò a casa nell'ottobre del 1945, dove inizia la fiction, pesava 40 chili. Per nascondere la tristezza del suo volto emaciato si fece crescere un paio di notevoli baffoni neri, che adornarono il suo ritratto fino alla morte.
Anche se la speranza non era venuta meno, sostenuta dall'amore per la sua donna e i suoi figli, tuttavia il lager fu un'esperienza di desolazione, di depressione, di angoscia. Una notte oscura in cui Giovannino approfondì la sua confidenza con Dio. La fede non venne mai meno, e nelle lettere che scriveva a casa alla moglie e ai suoi cari troviamo frequenti riferimenti alla Divina Provvidenza.
Giovannino si pose dunque in una prospettiva di fede e di abbandono fiducioso, che gli permise di pronunciare la celebre frase «non muoio neanche se mi ammazzano», che non era semplicemente un'espressione di ostinato volontarismo e di coraggiosa intraprendenza, ma esprimeva la fede in un Dio che non era morto, anche se lo avevano ammazzato in croce.
Sarebbe stato bello vedere anche solo alcuni momenti - magari in flashback - dell'esperienza del lager.
La fiction comunque ha avuto il merito di parlare finalmente di uno scrittore che è stato vittima di censure ideologiche, ma che nonostante tutto è lo scrittore italiano più tradotto nel mondo, e che continua ad affascinare generazioni di lettori. L'Italia vera, profonda, del Novecento, non sta in quei prodotti letterari, elucubrazioni astratte partorite dai salotti metropolitani, dalle conventicole intellettuali legate agli "ambienti che contano", ma è magistralmente descritta nelle pagine di Mondo Piccolo, a volte drammatiche, spesso incantevoli come fiabe, ma sempre e comunque vere.
La fiction ce ne ha dato un'immagine, un po' parziale e limitata, focalizzandosi solo su alcuni personaggi e alcuni temi. Sarebbe stato bello e istruttivo, come amava dire, mostrare i suoi ultimi giorni, che lo videro emarginato, nonostante il grande successo dei suoi libri e dei suoi film, un po' triste, soprattutto per l'evoluzione che aveva preso la società (morì nell'estate del 1968) e soprattutto la Chiesa. Era molto preoccupato - e ne scriveva - della piega che aveva preso il postconcilio. Ma non aveva perso la speranza.
Questo era il vero Guareschi, un genio letterario, un maestro di umanità, ma soprattutto un grande cristiano.

Nota di BastaBugie: per approfondire la vita di Giovannino Guareschi e le storie di Don Camillo e Peppone, visita il sito FilmGarantiti.it: clicca qui!

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22 settembre 2026

5 - IL FIDANZATO ARTIFICIALE? I GIOVANI NON LO VOGLIONO
L'intelligenza artificiale può organizzare un appuntamento, correggere un messaggio e suggerire una dichiarazione d'amore, ma non può sostituirsi all'amato (VIDEO: Intelligenza Artificiale vs lui)
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: Sito del Timone, 1 luglio 2026

Ogni settimana sembra che l'intelligenza artificiale risucchi un nuovo pezzo della nostra vita. Prima il lavoro, poi la quotidianità dei ragazzi. L'ultimo territorio da colonizzare, secondo molti, sarebbe l'amore. Tra chatbot sempre più sofisticati, fidanzati virtuali e assistenti sentimentali disponibili ventiquattr'ore su ventiquattro, il finale è già scritto: le relazioni umane sarebbero destinate a essere sostituite da algoritmi premurosi, sempre presenti, sempre pazienti e, soprattutto, incapaci di contraddirci.
È giusto drizzare le antenne, anzi doveroso. Sarebbe ingenuo - e anche colpevole - sottovalutare l'impatto che l'intelligenza artificiale avrà sulle relazioni, soprattutto in una società già segnata dalla solitudine e dall'individualismo. Ma una cosa è la vigilanza, un'altra è il catastrofismo. Perché sarebbe ingeneroso - e anche grave - sottovalutare l'uomo. 
Che le cose non siano così catastrofiche lo conferma non è un'associazione di nostalgici del corteggiamento, bensì Match Group, il colosso proprietario di Tinder, Hinge e OkCupid, che ha intervistato mille single americani tra i 18 e i 39 anni e il risultato è sorprendente solo per chi è convinto che i giovani desiderino vivere sempre più attraverso uno schermo.
Quasi il 75% degli intervistati afferma di usare regolarmente l'intelligenza artificiale nella vita quotidiana. Per riassumere documenti, risolvere problemi, organizzare il lavoro. Insomma, la considera uno strumento utile. Ma quando si passa dall'efficienza ai sentimenti cambia tutto. Il 47% giudica negativamente l'uso dell'IA nelle relazioni sentimentali. Tra le ragazze della Generazione Z, addirittura, il 51% non uscirebbe con un ragazzo che fa abitualmente compagnia a se stesso attraverso un "AI companion": un campanello d'allarme sufficiente per chiudere la conoscenza ancora prima di iniziarla. 
C'è di più. Quando hanno bisogno di un consiglio d'amore, sei giovani su dieci continuano a rivolgersi agli amici e ai familiari. E come potrebbe essere altrimenti? Solo uno su cinque (Quello solo?) chiede aiuto a un chatbot. Il rapporto sintetizza il dato con questa frase: "L'IA serve per i compiti. Le persone servono per i sentimenti." Non che oggi noi possiamo diventare dei sentimentalisti, ma non si può che registrare positivamente il trend.
Per le nuove generazioni l'intelligenza artificiale può organizzare una cena, suggerire un regalo, correggere un messaggio, perfino aiutare a scrivere una dichiarazione d'amore. Ma poi si ferma, di fronte alla grandezza del cuore umano. Può simulare l'affetto, non provarlo. Può prevedere una risposta, non donarsi. Può essere disponibile ventiquattr'ore al giorno, ma non può scegliere liberamente di restare per tutta la vita. Un paradosso se si considera che questo sguardo lo ha proprio la generazione cresciuta con smartphone, pane e social network.
Possiamo quindi rimandare il funerale dell'amore. I chatbot saranno anche ottimi assistenti sentimentali. Ma, almeno per ora, nessuno sogna davvero di sposarne uno. Meglio il buon vecchio medievale maschio. Fino a che resiste.

VIDEO: Intelligenza Artificiale vs lui (2 minuti)


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DOSSIER "INTELLIGENZA ARTIFICIALE"
Il futuro è già qui

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Fonte: Sito del Timone, 1 luglio 2026

6 - LETTERE AL SACERDOTE: CHE FINE HA FATTO SANTIAGO MATAMOROS?
Dai fiori che coprivano i mori nella Cattedrale di Compostela, al trasferimento definitivo nel museo secondario: quando il passato cristiano diventa imbarazzante per il clero modernista
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: BastaBugie, 23 settembre 2026

Cari amici di BastaBugie,
quest'estate ho avuto la gioia di fare il Cammino di Santiago e arrivare finalmente a Compostela.
Prima di partire avevo letto qualcosa sulla famosa statua di Santiago Matamoros, con San Giacomo a cavallo e la spada in mano. Mi ero ripromessa di cercarla nella Cattedrale, ma una volta arrivata non sono riuscita a trovarla.
Ho chiesto anche informazioni e mi è sembrato di capire che non si trovi più nella Cattedrale. Mi è dispiaciuto, perché mi sembra un'immagine molto legata alla storia cristiana della Spagna e alla Reconquista.
Sapete dirmi che fine ha fatto? È stata davvero rimossa? E per quale motivo?
Grazie e complimenti per BastaBugie, che seguo sempre con interesse.
Un caro saluto,
Caterina

RISPONDE IL SACERDOTE

Cara Caterina,
hai visto bene: la celebre statua settecentesca di Santiago Matamoros, opera dello scultore José Gambino, non si trova più nel posto che occupava nella Cattedrale di Santiago. La sua storia recente è piuttosto significativa.
BastaBugie se ne era occupata già anni fa. Nel 2015 pubblicammo anche una fotografia che noi avevamo scattato proprio a Compostela: la statua era ancora al suo posto, ma un'abbondante composizione floreale copriva la parte inferiore, nascondendo alla vista i mori sconfitti sotto il cavallo dell'Apostolo. Con un po' di ironia ci chiedemmo allora se Santiago Matamoros non fosse diventato "Santiago Mataflores".
In realtà la questione era iniziata ancora prima. Nel 2004 la statua era stata temporaneamente rimossa e, quando tornò ad essere esposta, le figure dei musulmani ai piedi del cavallo vennero appunto coperte dai fiori.
Poi arrivò un nuovo capitolo. Durante i lavori di restauro della Cattedrale la statua fu nuovamente rimossa dal suo camerino e, nel 2021, trasferita nella Cappella dell'Alba. All'epoca si parlò ancora di una sistemazione provvisoria.
Adesso sappiamo invece quale è stata la destinazione definitiva: dal 2026 il Santiago Matamoros di Gambino fa parte dell'esposizione permanente del nuovo Museo Diocesano, ospitato nel monastero di San Martín Pinario. Quindi non è stato giudicato degno nemmeno di stare nel Museo della Cattedrale dove vanno principalmente tutti i turisti.
Dunque la statua non è stata distrutta, né è scomparsa: è ancora visibile, ma bisogna andare a cercarla perché altrimenti il visitatore medio non la incontrerà mai. Il 100% dei pellegrini visita la cattedrale, una parte soltanto visiterà il museo della cattedrale, ma all'altro museo ci andranno solo l'1% perché motivati a ricercare la statua originale del Matamoros.
Vale la pena aggiungere che nella Cattedrale non sono state cancellate tutte le raffigurazioni di Santiago Matamoros. Ne rimangono altre, tra cui quella molto evidente posta in alto sul grande baldacchino barocco dell'altare maggiore e quella sopra l'organo di sinistra della navata centrale.
Ma perché Santiago viene rappresentato a cavallo, con la spada in mano?
Bisogna tornare alla grande storia cristiana della Spagna. San Giacomo apparve miracolosamente durante la lotta dei cristiani contro la dominazione musulmana. L'episodio più celebre è quello legato alla battaglia di Clavijo, nella quale l'Apostolo è apparso su un cavallo bianco per sostenere l'esercito cristiano del re Ramiro I. Da qui nasce l'iconografia di Santiago Matamoros, cioè San Giacomo uccisore dei mori.
Al di là della discussione storica sull'effettivo svolgimento della battaglia di Clavijo, questa tradizione ebbe un'importanza enorme: per secoli Santiago divenne il grande patrono e protettore della Reconquista, il simbolo celeste di una Spagna che lottava per liberare le proprie terre dalla dominazione islamica e ricostruire la propria identità cristiana.
Non si comprende quindi Santiago Matamoros giudicandolo semplicemente con le categorie politiche di oggi. Quell'immagine appartiene alla storia, alla fede e alla memoria di un popolo cristiano.
E forse proprio chi arriva a Compostela dopo aver percorso centinaia di chilometri dovrebbe poter conoscere Santiago in tutte le forme nelle quali la cristianità lo ha venerato nei secoli: Apostolo, pellegrino, evangelizzatore e anche difensore della fede.
Un caro saluto e buon cammino... anche dopo il Cammino di Santiago!

SANTIAGO MATAMOROS O MATAFLORES?
In esclusiva per BastaBugie, ecco la foto dello scandalo!
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DOSSIER "LETTERE AL SACERDOTE"
Domande di fede e di vita cristiana

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Fonte: BastaBugie, 23 settembre 2026

7 - OMELIA XXVI DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 21,28-32)
Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

Ogni impegno cristiano, ogni donazione a favore dei fratelli, ogni vigore di carità, si alimenta alla frequentazione continuata della scuola di Cristo. Abbiamo sempre bisogno di queste "lezioni" dell'unico vero Maestro, se non vogliamo ridurre il nostro servizio ecclesiale a un attivismo senz'anima e senza motivazioni. La lezione che ci viene impartita oggi, dalla pagina di Vangelo che abbiamo ascoltato, potrebbe avere per titolo: "I fatti e le parole". Fatti e parole visti nella loro differenza, nella loro eventuale contrapposizione, nel loro pregio diverso. E si compone di una breve parabola e di una provocante, quasi scandalosa, affermazione del Signore.

LA NOSTRA PROFESSIONE DI FEDE SI SOSTANZIA DI OPERE
La parabola tende a mettere in luce che di fronte a Dio, più che le dichiarazioni, le etichette, le sigle di appartenenza, le ostentate declamazioni di fedeltà, conta l'effettiva accettazione della volontà del Padre. Sia fatta la tua volontà, è la più necessaria, la più sublime, la più ardua delle preghiere. Il valore reale che ciascuno di noi possiede in faccia a Dio, più che dalle espressioni della bocca, è determinato dalla risposta della vita. In un altro punto del Vangelo, Gesù manifesta lo stesso pensiero quando dice: Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio. Senza dubbio, fa parte della volontà del Padre che noi lo lodiamo con le nostre labbra, lo imploriamo col nostro cuore, lo riconosciamo con la nostra voce davanti al mondo. Perciò ogni contrapposizione tra la liturgia, l'orazione, la testimonianza, e l'attività di bene, la realizzazione di opere a vantaggio degli altri, la solidarietà concreta coi bisognosi, è fittizia, non evangelica, improponibile. Il Padre vuole tutto: vuole la nostra mente, il nostro cuore, le nostre labbra, le nostre parole, le nostre mani, i nostri fatti. Tutto, senza indebite esclusioni, deve essere posto al servizio del Regno. C'è un'altra annotazione, simile a questa, che va segnata a scanso di equivoci. Nella parabola non è la ribellione esteriore che viene lodata, ma la sottomissione effettiva. Il primo figlio non viene disapprovato perché ha detto di sì, ma perché ha fatto di no; e il secondo non viene esaltato perché ha detto di no, ma perché ha fatto di sì. L'ideale resta colui che dice di sì e fa di sì; che non ha paura di professare apertamente la sua fede nel Signore Gesù e la sua volontà di essere pienamente partecipe della vita della Chiesa con umiltà e con gioia, e insieme si sforza ogni giorno di tradurre nella sua esistenza le esigenze di comportamento coerente che sono incluse nelle sue convinzioni. Questa parabola non è dunque un'apologia dei ribelli, sia pure verbali, e un plauso rivolto ai virtuosi del "no", ma è un invito a una professione cristiana sostanziata di opere. Il modello supremo resta sempre il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che, come dice san Paolo, non fu "sì" e "no", ma in lui c'è stato il "sì" (2 Cor 1,19). Egli è stato in ogni sua parola, in ogni suo sentimento, in ogni sua azione, in ogni ora della sua vita, fino all'ora suprema del sacrificio della croce, il "sì" totale rivolto al Padre, dal quale tutti noi siamo stati salvati: Per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti (Rm 5,19).

CHI SI RITIENE ARRIVATO NON E' MAI DISPOSTO A CAMBIARE
La frase, con cui la parabola si conclude, doveva apparire agli ascoltatori abbastanza sconcertante. Gesù dice ai "giusti" del suo popolo, a coloro che si ritenevano perfettamente a posto perché osservavano tutte le prescrizioni della legge e tutti i riti della tradizione ebraica: I ladri e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio. Questa espressione, se è innaturalmente staccata dal contesto, può dar origine a qualche spiacevole malinteso. Se invece è capita nell'ambito di tutto il discorso, rivela con molta chiarezza il pensiero del Signore. Non si tratta dei ladri e delle prostitute nel tranquillo e soddisfatto esercizio della loro professione, ma nel momento in cui "credono", cioè aderiscono, alla proposta di pentirsi e di cambiare vita; nel momento della loro accettazione della "via della giustizia" annunciata da Giovanni. Giovanni il Battezzatore aveva detto: Convertitevi perché è vicino il Regno dei cieli. Vale a dire: trovate nel futuro, che è ormai imminente, la forza di mettere in crisi il vostro passato, di rompere coi vostri errori, di mutare la vostra condotta. Meglio dunque una prostituta che, per l'attesa del Regno di Dio che viene, trova il coraggio di trasformare la sua squallida vita, che una signora per bene, la quale, per andare incontro con interiore sicurezza al giudizio di Dio, continua a richiamare alla mente tutta la sua vita virtuosa e onorata. Il cristiano si salva non perché si appoggia alla sua giustizia passata ("non ho mai fatto male a nessuno"; "ho sempre fatto del bene a tutti", ecc.), ma perché confida nella giustizia veniente di Dio. Non nel nostro passato, ma nel futuro del Dio che verrà a sigillare e a dare un senso alla storia, e già fin d'ora domanda il cambiamento del nostro presente, sta la ragione della nostra salvezza e il fondamento della nostra speranza.

Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

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