BUD SPENCER, UN PIATTO DI SPAGHETTI IN PARADISO
A dieci anni dalla morte di Carlo Pedersoli ricordiamo che l'attore ha vissuto il successo con umiltà ed ha affrontato la morte senza timore, guidato dalla fede (VIDEO: Chuck Norris & Bud Spencer)
di Samuele Pinna
Dieci anni fa lasciava questa terra per una realtà superiore Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli (1929-2016). Lo stesso attore era solito ripetere che la vita reale è un'altra, mentre quella che viviamo tutti i giorni è virtuale: «Se tutto fosse vero», ha lasciato scritto, «sarebbe virtuale. Se tutto fosse virtuale sarebbe vero». E aggiungeva: «Sono sempre più appassionato della vita ogni giorno che passa, ma la morte non mi spaventa. Perché credo che in realtà non si muore, e che la nostra anima sia viva anche dopo aver lasciato la terra. Anzi, sono certo che la vita continua. Intanto affronterò la morte, in ogni caso, con dignità e con la stessa dignità affronterò il giudizio di Dio».
Campione di nuoto, definì così il suo personale modo di intendere lo sport: «Devi avere la decenza che quando entri in queste fasi della tua vita, devi capire sempre che non sei da solo, c'è Qualcuno, che si chiama Dio, che ti ha fatto e decide per te». Precisò, inoltre, che quanto aveva realizzato nella vita era dovuto alla filosofia assimilata durante la sua formazione sportiva. Mentre, infatti, il successo nel cinema gli era stato dato dal pubblico - ricordava spesso -, il primato di un nuotatore è deciso da un cronometro, ossia da un parametro oggettivo. Quando intuì che le vittorie sportive potevano ormai - vista l'età - trasformarsi in sconfitte, decise di dare una svolta al suo stile di vita: «Ebbi come una folgorazione», spiegò. «Mi chiedevo: "ma tu chi sei?", perché non lo sapevo."Hai fede in qualche cosa?"». E «così», confessava «ho scoperto solo da adulto di essere credente». E siccome le grazie sovrabbondano, insieme alla fede contribuì al cambiamento di Carlo anche l'incontro con la donna incantevole che sarebbe stata compagna di tutta una vita, colonna della famiglia e vero e proprio "carrarmato", come Bud la soprannominava: Maria Amato.
IL CINEMA LO VOLEVA
Dopo l'inevitabile tramonto della carriera sportiva, fu il cinema a "volerlo" a ogni costo. Erano gli anni del western all'italiana, con 440 film girati dagli anni Sessanta, e in questo filone "nasce" Bud Spencer. Difatti - ricordava non senza ironia -, «in tutto questo fermento fatto perlopiù di pistole e speroni, Carlo Pedersoli cosa faceva? Ingrassava!». Il cineasta e scrittore Giuseppe Colizzi cercava un attore per una sua pellicola e Carlo aveva l'esatta fisionomia richiesta. Bud Spencer raccontava che, durante un colloquio alquanto comico, ammise di non possedere nessuna delle abilità richieste, ma di aver bisogno di lavorare. Un imprevisto - l'infortunio dell'attore inizialmente scelto come protagonista - portò Terence Hill a prendere il posto a fianco di Bud. Con il film Dio perdona... Io no!, il campione di nuoto Carlo Pedersoli lasciava spazio all'attore Bud Spencer, dando vita - insieme a Terence - a una delle coppie più riuscite della storia del cinema. Grazie a quel lungometraggio iniziava una carriera straordinaria per due attori amatissimi in tutto il mondo. Quell'esperienza, che doveva essere momentanea, aprì invece a un'invidiabile popolarità: se era "inciampato" nell'ambiente dello spettacolo, vi rimase ancorato perché il pubblico continuava fortemente a volerlo, credendo in "Bud Spencer" più di quanto ci credesse Carlo Pedersoli.
Tra i grandi film di successo, quelli girati con l'amico Terence Hill inaugurarono un nuovo genere comico, capace di trasmettere messaggi moralmente buoni. Da Lo chiamavano Trinità (1971) fino a Botte di Natale (1995), questo miscuglio di comicità, valori positivi, chiara presa di coscienza del bene (per cui letteralmente lottare) e del male (da estirpare, anche a cazzotti se necessario) si ripresenterà in tutte le pellicole della coppia. Entrambi hanno poi dimostrato nelle loro esistenze umiltà e attaccamento ai valori (cristiani), nonostante la fama raggiunta a livello planetario. Del resto, Terence ha dichiarato, rispondendo a chi gli chiedeva cosa fosse per lui il cinema: «A parte il fatto che mi piace, per me è la mia vita, è il modo di esprimermi, che poi è un privilegio. Tutti quanti noi abbiamo bisogno di esprimerci, siamo stati creati per continuare a creare, anche nel nostro piccolo, anche facendo un piatto di spaghetti fatto bene. Quella è la creazione». Terence è, inoltre, convinto che il suo primo incontro con Carlo non sia stato frutto del caso, anche se all'apparenza potrebbe apparire così: «Quando Giuseppe [Pedersoli] mi ha comunicato che Bud era andato via, mi trovavo ad Almeria, in Spagna, nello stesso punto dove ci siamo incontrati la prima volta, per girare il nostro primo film. Dopo la confusione, il dispiacere, anche il dolore, è arrivata una sensazione di calma, quasi di gioia: ho capito che niente succede per caso, che la vita è eterna e che Bud aveva la gioia».
LA FEDE L'HA SCOPERTA TARDI
Se la fede - come Bud stesso racconta - l'ha scoperta tardi, è il tempo trascorso nella giungla amazzonica tra gli indios a consentirgli di riscoprire il suo essere credente: «Fu lì, tra loro, che capii che credevo in Dio, che ne avevo bisogno. Riflettevo sul sacrificio di Cristo per noi. Una morte atroce, con cui Dio ci mette sempre in guardia dallo scegliere il male. Da allora non posso stare senza Dio e la Chiesa. E oggi, a 83 anni, vivo anche nel rispetto costante della morte che si avvicina. Sono convinto che solo quando arriverà capiremo tutto». Tale convinzione ha permesso a Carlo di non temere la morte, perché - aveva dichiarato - «siamo tutti destinati a morire. Da cattolico, provo curiosità, piuttosto».
Nonostante la grande notorietà mantenuta sino alla fine della vita terrena, per Bud fu decisivo il rapporto con Dio: «Nella mia vecchiaia avanzata ho bisogno della religione più che mai. Ho bisogno della fede. Credo in Dio, è ciò che mi salva. E prego. Perché? Perché riconoscono in modo sempre più forte come sia nulla ciò a cui prima attribuivo un grande valore. Lo sport, dove volevo affermarmi, la popolarità. Chi si inorgoglisce per queste cose, chi insegue solo il successo, la fama, è un idiota». La fede, al contrario, diventa preminente: «Non posso vivere senza credere. Per esempio, il fatto che io credo mi è dato innanzitutto perché i miei genitori me l'hanno data [la fede], me l'hanno portata e me l'hanno fatta vivere; nel momento che io esco da solo nel mondo, devo capire quali di queste religioni, a quale di questo mondo, io appartengo. E devo dire non che ho studiato le altre religioni, ma le ho lette, ma mi è rimasta sempre la mia cattolica cristiana. Questo fatto è la cosa che mi manda avanti e mi dà la certezza che qualcosa dopo succederà». Di fronte a questa certezza, come ha dichiarato al Welt am Sonntag, Bud Spencer non ha alcun dubbio sulla scelta dell'ultimo pasto prima della morte né sulla compagnia con cui consumarlo: «Spaghetti. Con Gesù Cristo».
VIDEO: Chuck Norris & Bud Spencer (3 minuti)
Entrambi amavano Gesù Cristo: Chuck Norris (evangelico) e Bud Spencer (cattolico).
Video ironico generato tramite intelligenza artificiale.
https://www.youtube.com/watch?v=GH--vRc7wAM
CHUCK NORRIS, IL ''DURO'' CHE NON SI VERGOGNAVA DI GESU' CRISTO
Il protagonista di Walker Texas Ranger, morto a 86 anni, era un cristiano senza complessi che incarnava esattamente ciò che il mondo moderno odia (VIDEO: Chuck Norris)
di Don Stefano Bimbi
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8489
Titolo originale: Bud Spencer: un piatto di spaghetti in Paradiso per l'ultimo viaggio
Fonte: Sito del Timone, 27 giugno 2026