BRILLANTI, MA ERRANTI: PERCHE' L'INGEGNO NON BASTA PER ESSERE SAPIENTI
Non basta conoscere il bene, bisogna sceglierlo: Salomone era l'uomo più sapiente, ma i compromessi lo portarono lontano da Dio (una lezione valida per ogni cristiano)
di Samuele Pinna
Sfogliando i giornali cartacei o scorrendo quelli virtuali si scoprono ogni giorno sempre più brutte notizie. Se è importante tenersi informati su quello che non va nel mondo, nello stesso tempo - soprattutto se cristiani - bisogna nutrirsi anche di buone nuove o quantomeno di buone letture. In fondo, si finisce sempre per diventare ciò di cui ci si alimenta, interiormente e spiritualmente. Ecco perché nella mia biblioteca personale non mancano i libri di Giovannino Guareschi, di Jerome K. Jerome, di P.G. Wodehouse... ed è per questo che mi sono lanciato a scrivere libri umoristici, come il mio ultimo Tre per uno: Tre libri in uno: Gita a Milano - I pericoli dell'amore - Storie di famiglia.
Ciò nonostante, rimango sempre perplesso davanti a prese di posizione infelici che purtroppo fanno scalpore, soprattutto quando riguardano il cristianesimo o la Chiesa, come - cito quasi a caso e senza troppa precisione - la manifestante che si rammarica che l'attentatore al corteo non sia un bianco cristiano (mentre è un musulmano fondamentalista), oppure il vescovo che vorrebbe far dire mezza Messa alle donne o ancora l'altro presule che promette che a breve anche gli uomini sposati saranno ordinati sacerdoti nella sua diocesi e così via. Davanti a queste e ad altrettante notizie mi sono domandato come sia possibile arrivare a dichiarazioni come quelle sopra menzionate. Non solo, mi sono chiesto come uomini di Dio possano proclamare serenamente determinate cose (e ho in mente non solo vescovi, ma anche sedicenti teologi o ritenuti tali, preti o ex preti più o meno social, giornalisti credenti à la page e pure quelli non credenti ma che trattando del Credo cattolico fanno quattrini, eccetera).
La risposta mi è arrivata da un passo del Libro dei Re che si sofferma sulla ingloriosa fine del regno del re Salomone. Nel panorama biblico poche figure risultano tanto luminose e, insieme, tanto enigmatiche quanto lui. Re d'Israele, costruttore del Tempio di Gerusalemme, autore di sentenze memorabili, personaggio a cui la tradizione attribuisce un'intelligenza fuori dal comune e un cuore capace di ascoltare il Signore. Eppure, proprio lui, che aveva ricevuto la Sapienza come dono divino, termina la sua vita in una spirale di compromessi, idolatrie e scelte che la Sacra Scrittura non esita a definire «malvagie agli occhi del Signore». Mi interrogo: com'è possibile che il più sapiente dei sovrani del mondo antico sia caduto così in basso? La risposta mi sembra sorprendentemente attuale: la Bibbia non presenta la Sapienza come un superpotere o un talento naturale, ma come una forma di vita, un modo di stare davanti a Dio. È fatta quindi di ascolto, di memoria e di fedeltà. Per questo, anche chi la riceve può perderla. La parola di Dio è chiara: «Quando Salomone fu vecchio, le sue donne gli fecero deviare il cuore per seguire altri dèi e il suo cuore non restò integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre» (1 Re, 11, 3). Il versetto citato non dice che Salomone divenne improvvisamente sciocco, ma che il suo cuore si divise, non fu più integro.
La Sapienza non lo abbandonò: fu lui a smettere di custodirla. La caduta di Salomone non fu un crollo improvviso, ma un logoramento progressivo. Il re più saggio della storia si ritrovò vittima della più antica delle fragilità: la presunzione di bastare a sé stesso. Mutatis mutandis oggi basta sostituire al sovrano quegli uomini un tempo stimati perché dotati di grande intelligenza che oggi sembrano averla smarrita. La Scrittura, difatti, non censura la caduta di Salomone, ma la espone con crudezza perché questa dinamica può riguardare chiunque. Nessun dono di Dio, neppure il più grande, elimina la libertà di scelta. Sicché, la Sapienza illumina la strada, ma non costringe a seguirla. Il dramma di Salomone diventa così un monito universale: si può essere brillantissimi e sbagliare; si può essere religiosi e perdere la direzione; si può essere uniti a Dio e a poco a poco allontanarsi da Lui. La Sapienza nella fede è, quindi, un dono da custodire nella relazione con il divino e nell'obbedienza all'insegnamento della Chiesa. La vicenda del re sapiente che si smarrisce ricorda che la lotta spirituale tra bene e male - dentro di noi e attorno a noi - troverà compimento solo nell'ultimo istante della nostra esistenza. La vita eterna si ottiene, dunque, attraverso la fedeltà: è in questo spazio interiore che la Sapienza divina viene custodita oppure smarrita. E forse è proprio questo il punto più attuale della storia di Salomone: la Sapienza va scelta giorno dopo giorno vivendo nel mondo, ma non essendo e non scadendo nelle logiche del mondo, quali l'odio, la partigianeria, gli insulti senza freni, l'appartenenza a gruppi tribali che si scagliano contro altri gruppi tribali, la tifoseria violenta su ogni argomento, i giudizi affettivi ma non veritieri...
Prego allora di avere sempre al fianco un don Camillo quando, come Peppone, perdo il contatto con la realtà; oppure amici come Harris e George - e soprattutto il fox terrier Montmorency - capaci di ricordarmi quanto si possa essere goffi nelle situazioni più ordinarie; o ancora un Jeeves, sempre pronto a dipanare le faccende più ingarbugliate con il suo perfetto aplomb anglosassone.
Titolo originale: Brillanti ma erranti: perché l'ingegno non basta per essere sapienti
Fonte: Sito del Timone, 10 agosto 2026