GENDER PER GRANDI E PICCINI, IL BABY PRIDE FA TAPPA A BUDRIO
Nel bolognese il rito di iniziazione dei bambini al culto arcobaleno passa dai gadget sessualmente espliciti e altre coloratissime attività arcobaleno
di Tommaso Scandroglio
I Baby Pride non sono stati inventati oggi. Un primo Pride in cui i bambini furono protagonisti fu quello torinese del 2013 dove il corteo fu aperto da un trenino composto da alcuni bambini di coppie gay, tanto che il pride fu battezzato Family Pride. Successivamente gli attivisti LGBT pensarono ad incontri, laboratori ed attività mirate per i più piccoli all'interno dei Pride, come avvenne qualche anno dopo con il Palermo Pride. Quindi il modello di asilo arcobaleno è ormai rodato.
Forte di queste esperienze anche il comune di Budrio, in provincia di Bologna ed a trazione PD, ha dato il proprio patrocinio non oneroso al Piccolo Grande Pride, un pride per adulti e minori. I bambini e i ragazzi hanno giocato, partecipato ad un laboratorio artistico ed altre «coloratissime attività». Nelle bancarelle all'interno degli spazi del Pride c'era un'abbondanza di gadget di carattere pornografico: falli e vulve di ogni dimensione e per qualsiasi uso, insieme a cartoline, stikers e poster non certo per educande, tutto potenzialmente visibile anche agli occhi dei più piccoli. Ciò a conferma che il nucleo centrale del fenomeno omo e trans ha carattere erotico. Da segnalare poi l'incontro Mondi immaginati e scardinamento dell'eteronorma - ossia il riconoscimento che solo l'eterosessualità è secondo natura - e il laboratorio di illustrazione erotica. Ha fatto quindi bene Fratelli d'Italia ad informare il Prefetto di tutto questo.
La strategia di indottrinare i più piccoli al credo gender è molto vecchia. Un paio di esempi tra i più rilevanti. Standards for Sexuality Education in Europe è un documento elaborato nel 2010 da 19 esperti - 16 donne e 3 uomini - e poi firmato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità sezione europea (OMS). Consisteva in alcune linee guida utili ai «politici, alle autorità educative e sanitarie e agli specialisti» del settore per impartire l'educazione sessuale ai minori di 53 paesi dell'area europea e zone limitrofe. Oltre a suggerire la «masturbazione precoce infantile» e il gioco del dottore per i bambini dagli zero (sic) ai 4 anni, i bambini venivano diseducati ad accettare omosessualità e transessualità come normali e naturali condizioni della persona.
UNAR
Altro esempio famigerato ci è fornito dall'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), che fa capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Pari Opportunità, che nel 2014 pubblicò una trilogia di opuscoli dal titolo Educare alla diversità a scuola, opuscoli destinati agli insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori e che poi furono ritirati dal Ministero dell'Istruzione a seguito delle numerose proteste. In questi libretti si potevano leggere queste indicazioni: «Molti bambini trascorrono gli anni della scuola elementare senza accenni positivi alle persone LGBT. Gli anni delle elementari offrono, invece, una meravigliosa e importante opportunità di instillare [sic] e/o nutrire atteggiamenti positivi e rispettosi delle differenze individuali, familiari e culturali, comprese quelle relative all'orientamento sessuale, all'identità e all'espressione di genere». Gli autori degli opuscoli poi consigliavano caldamente di rifuggire dalle seguenti condotte che vennero definite come «stereotipi basati sul genere»: per i «maschi ad esempio, guardare la Formula 1 o giocare ai videogiochi», per le «femmine ad esempio, essere interessate alla cucina o allo shopping». La teoria del gender ovviamente doveva essere pervasiva e interessare anche i compiti a casa. Ecco una traccia per un problema di matematica: «Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?». Infine ricordiamo le innumerevoli iniziative che riguardano le scuole: con la scusa del bullismo omo e transfobico ci siamo ritrovati signori di mezza età agghindati come una maîtresse che leggono fiabe a bambini poco più che infanti.
IL RITO DI INIZIAZIONE AL CULTO ARCOBALENO
Il rito di iniziazione dei bambini al culto arcobaleno è efficace per più motivi. In primis la mente di un fanciullo è più facilmente plagiabile rispetto a quella di un adulto. È plastilina, non marmo. Il dittatore comunista Pol Pot indottrinò una pletora di bambini sotto i 14 anni per usarli contro i genitori. La psiche infantile è come un foglio bianco dove ancora nessuno ha scritto nulla. Se sarai tu il primo a scrivere qualcosa, quel qualcosa rimarrà per sempre. Per stortare una pianta è perciò più facile intervenire quando è un germoglio piuttosto che negli anni successivi. E così il Balilla gender difenderà con naturalezza e prontezza le storture ideologiche LGBT perché le avrà respirate fin da quando era in culla. Per lui sarà normalissimo e assai ragionevole che due gay si "sposino" o che abbiano preso in locazione l'utero di una donna per avere un figlio.
In secondo luogo l'ipersessualizzazione, che per sua natura non deve conoscere limiti di orientamento sessuale e quindi deve comprendere anche l'omosessualità, trasforma il bimbo in preda. Preda dei pedofili. Ovviamente non stiamo dicendo che questa fosse un'intenzione presente nella mente degli organizzatori del Piccolo Pride di Budrio, ma di certo è presente nei progetti di chi si muove nelle più alte sfere del potere. Se insieme al latte i bambini succhieranno dal poppatoio arcobaleno anche una certa disinibizione sessuale, una precoce dimestichezza con la rappresentazione dei genitali, un'avversione epidermica, perché instillata prima dell'età della ragione, verso ogni tabù sessuale, marchio infame per indicare il pudore, la vergogna e la castità, ecco, se accadrà tutto questo, noi avremo un prepubere che sarà anche più incline a carezze intime, più disposto a toccamenti, più avezzo a palpeggiamenti, insomma più propenso a sperimentare molto prima del tempo una serie di pratiche sessuali che riguardano il mondo adulto. Si bruceranno le tappe e si brucerà pure lui.
Certo, gli organizzatori dei Pride in formato bonsai rifiuteranno in radice questa spregevole ed offensiva esegesi e la butteranno sull'educazione alla diversità, alla non discriminazione, al rispetto. Tutte cose buone. Ma, come ricorda Genesi, «l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile» (Gen 3,6). E poi sappiamo com'è andata a finire.
Titolo originale: Gender per grandi e piccini, il Baby Pride fa tappa a Budrio
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11 giugno 2026