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CARDINAL MARTINI: ANCORA UNA VOLTA I MEZZI DI COMUNICAZIONE SPARGONO FALSITA' E VELENI
Una volta capito il trucchetto è molto facile sapere dove sta la verità: dalla parte opposta
di Gianpaolo Barra

Capita di rado, ma succede: talvolta bisogna essere grati a stampa, televisione e siti internet che avversano la fede, la Chiesa, la cultura e i valori che scaturiscono dal Vangelo e dalla legge naturale.
Sì, perché ci consentono, con un'elementare operazione logica, di chiarire le idee, fugare i dubbi, riconoscere il bene e il vero nonché, di conseguenza, smascherare il male e individuare l'errore. Basta semplicemente prender nota dei giudizi positivi – o negativi – che esprimono in merito a fatti, opinioni e uomini e rovesciarli nel loro esatto contrario. E il gioco è fatto.
Una ghiotta occasione per applicare questo metodo si è vista recentemente, quando è giunta notizia della morte del cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano per oltre un ventennio. Subito, i mezzi di informazione laici e laicisti hanno gareggiato tra loro nel magnificarlo, riconoscendogli il merito – "merito", secondo la loro valutazione – di una lunga serie di affermazioni, di prese di posizione e di convinzioni non conformi alla visione del mondo e dell'uomo che la Chiesa propone. Per esempio, l'opinione che in determinati casi, quando vi siano buona fede, inclinazioni manifeste o abitudini consolidate, si possano benignamente comprendere scelte come quella delle relazioni omosessuali, con l'aggiunta che lo Stato ha il dovere di favorirle per debellare la consuetudine dei rapporti occasionali.
Approfittando evidentemente del fatto che il cardinale non può replicare né precisare, il mondo laicista gli ha attribuito dichiarazioni favorevoli all'uso del profilattico come male minore nella lotta all'Aids, alla fecondazione omologa ed eterologa, all'adozione di embrioni da parte di donne single, alle unioni civili. E su aborto ed eutanasia, che il cardinale ha sempre condannato, stampa, tivù e siti internet gli hanno riconosciuto posizioni piuttosto benevole, tendenti a giustificare, almeno in certi casi, il primato della coscienza personale, anche se ciò dovesse condurre a scelte condannate dalla Chiesa.
Persino in materia di dottrina e disciplina, a Martini è stato tributato un caloroso elogio dal mondo laicista, per la sua propensione a riconsiderare, per esempio, la possibilità del "sacerdozio" femminile – che la Chiesa, invece, ritiene contrario alla verità insegnata da Gesù Cristo – e del celibato sacerdotale.
Non è questo il luogo per distinguere quanto vi sia di interessato e malevolo nella strategia dei media laicisti e quanto, invece, sia oggettivamente ascrivibile allo scomparso arcivescovo, che ha contribuito, forse suo malgrado, a "dar fuoco" a queste polveri. Resta però il fatto che il mondo laicista, elencandone i "meriti", ha manifestato per l'ennesima volta le cose che apprezza ed auspica.
Così facendo, però, ci viene offerto il destro per andare sul sicuro. Chi vuole, infatti, rimanere fedele al Papa e alla Chiesa basta che professi l'esatto contrario e lo metta in pratica. Una regola, questa, utile anche a vescovi e cardinali.
È vero che per dissipare dubbi, conoscere la verità e fulminare gli errori abbiamo il Catechismo. Ma qualche volta può essere utile considerare ciò che apprezzano i suoi "nemici". E fare esattamente il contrario. Non è una bella fortuna?

 
Fonte: Il Timone, settembre-ottobre 2012 (n. 116)

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