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LETTERE ALLA REDAZIONE: NELLA MIA PARROCCHIA SI INSEGNA LA DOTTRINA COME DIO COMANDA
E con il ''campionato di catechismo'' si stimolano i bambini a imparare a mente le nozioni che gli rimarranno per tutta la vita
di Giano Colli

Gentile redazione,
ho letto l'articolo su BastaBugie n. 456 della settimana scorsa dal titolo "Ecco come mi sono vista costretta ad abbandonare l'insegnamento del catechismo che tanto amavo". Il titolo mi aveva molto incuriosita. Sono anche io catechista, di nuovo da qualche anno; lo sono diventata, orgogliosamente, tanto tempo fa, a quattordici anni, poi ho abbandonato dopo la prima figlia, anche io non riuscivo più a gestire lavoro, casa, famiglia. Mi sono resa conto, più tardi, che non era il Catechismo che dovevo lasciare, ma questa è un'altra storia e ve la racconterò un'altra volta!
Nostro Signore poi, come Sua abitudine, non si dimentica mai di noi, come io invece ahimè avevo fatto con Lui e nel 2013 sono stata ripescata da una rete amorevole, c'era bisogno di un aiuto per fare catechismo e ho ricominciato con una vecchia passione che mi ha totalmente cambiato la vita. Speravo in questo articolo di leggere di un'esperienza simile alla mia, e che questa, mi desse un'ulteriore spinta a non mollare, le difficoltà non mancano. Ma leggo di un'esperienza totalmente opposta alla mia. Vorrei con le mie parole, accendere una piccola scintilla di speranza in chi come noi, come me e come sicuramente la catechista che ha scritto l'articolo, vive nella continua ricerca del Signore.
Il ruolo del catechista, che magari spesso rimane in ombra, è un ruolo importante che Gesù stesso ci assegna ogni anno; sì perché nella mia piccola parrocchia, all'inizio dell'anno catechistico, il nostro sacerdote dà a tutti i catechisti il "mandato" per l'anno che sta per iniziare e lo fa presentandoci al popolo. Il catechista infatti non parla a nome proprio, ma insegna in nome della Chiesa e quindi non può autonominarsi catechista, né insegnare diversamente da quanto insegna la Chiesa da duemila anni.
Vorrei con questa lettera rispondere alla catechista che ha scritto l'articolo, per prima cosa, perché anche se la sua esperienza è molto diversa dalla mia, mi ha comunque dato la spinta per continuare, perché non possiamo chiudere gli occhi davanti a queste realtà che distruggono ogni sorta di tradizione e di spirito cristiano; e poi perché vorrei che chi legge questi articoli così illuminanti e ricchi di vita, sapesse che ci sono, anche se come piccole gocce nell'oceano, anche altre realtà dove l'insegnamento del catechismo viene vissuto, insegnato e tramandato come Dio comanda e la sua Santa Chiesa ci trasmette infallibilmente.
Nella mia parrocchia nel cuore della Toscana abbiamo un bel gruppo di catechisti e non mi vergogno a dire che io sono una delle più vecchie, nonostante abbia poco più di quarant'anni. Anche mia figlia, quasi 18enne lo insegna da quando ha ricevuto la cresima e l'altra mia figlia 13enne non vede l'ora di poter cominciare anche lei. Infatti, anche dopo la cresima si continua a vivere la parrocchia, frequentando i vari gruppi giovani esistenti. Un modo come l'altro per non far allontanare i nuovi "Soldati di Cristo" dal nostro "fortino". Si comincia avendo piccole-grandi mansioni, come essere di aiuto ai catechisti nelle varie feste per i ragazzi, poi affiancandoli nel catechismo come animatori; ogni catechista infatti ha a sua disposizione un giovane "soldato" come appoggio e supporto che sostenendolo impara anch'esso ad insegnare il catechismo. Voglio chiarire che tutto questo non è assolutamente un'autogestione, ma un lavoro di pazienza e supporto gestito dall'amorevole supervisione del parroco (anche lui abbastanza giovane). Ma la cosa più bella è che il nostro Sacerdote non ha creato gruppi solo per i giovani, c'è il "Gruppo Fidanzati" che dà un appoggio concreto a tutti quei ragazzi che vogliono vivere il loro amore come un cammino verso il matrimonio, e non è il corso prematrimoniale che poi è un'altra cosa, un passo successivo. Poi c'è il "Gruppo Sposi" dove siamo stati accolti da ormai un anno e mezzo anche io e mio marito, dove non solo riceviamo un sostegno a livello spirituale, ma dove abbiamo incontrato amici, famiglie che stanno facendo il nostro stesso "Viaggio" sempre con l'accompagnamento del sacerdote, esperto in umanità. Quante volte ho detto "Vi avessi incontrati prima!" ma se la Provvidenza ha deciso così ci deve essere sicuramente un ottimo motivo. Ecco, svelato l'arcano, come in tutte le famiglie che si rispettano, anche nella parrocchia il trucco sta tutto qui, abbiamo un padre che ci guida, che ci indica la via e che dirige l'orchestra, fa quello che deve fare il sacerdote, guida le anime e le aiuta nel cammino verso la santità.
Una delle attività a mio avviso più "geniali" della mia parrocchia è il Catechismo per Adulti: un'ora a settimana, un gruppo di persone di tutte le età e non necessariamente catechisti, il sacerdote e il Catechismo della Chiesa Cattolica da lui letto, spiegato e commentato. E quante cose non si sanno, si sono dimenticate o non ci sono chiare! Il catechismo non è roba da bambini, e soprattutto non si finisce mai di imparare! Per me, poi, che avevo abbandonato la pratica religiosa, si è dimostrato estremamente necessario anche per riprendere a fare la catechista. Infatti tutto quello che diciamo ai bambini rimane stampato nelle loro morbide menti e deve essere la Verità; parlare di Gesù, del Suo sacrificio per noi, della Sua morte in croce, della resurrezione e del fatto che Lui ha sconfitto per sempre la morte deve diventare per noi un linguaggio familiare e rassicurante, i bambini devono respirare la Verità, devono sentire nelle nostre parole l'emozione per un miracolo che si rinnova ogni volta, devono vedere nei nostri occhi rivolti verso la croce una dolcezza pari a quella della mamma che guarda la sua creatura, perché solo nella croce vive il vero amore e non c'è nessuna Verità più assoluta; il nostro Creatore si è fatto Uomo per morire di Amore per noi.
Il nostro parroco ha poi avuto la bella idea di far fare ai bambini che si preparano alla prima comunione il campionato di catechismo. Come si svolge? E' molto semplice. All'inizio dell'anno viene consegnata una scheda con tutte le verità di fede da imparare a memoria: i dieci comandamenti, i novissimi, i cinque precetti generali della Chiesa, le opere di misericordia corporale e spirituale, le virtù cardinali e teologali, i quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, i sette vizi capitali, i sei peccati contro lo Spirito Santo, i sette doni dello Spirito Santo. Durante l'anno tutte queste cose vengono spiegate dettagliatamente durante il catechismo e fatte imparare a memoria. Poi la catechista a fine lezione fa un piccolo torneo tra coppie di bambini che devono rispondere alle domande su ciò che si è imparato. Alcuni sono talmente bravi che sanno tutte le cose a memoria anche in ordine inverso oppure rispondono anche a domande difficili e a bruciapelo, tipo "Dimmi la quarta opera di misericordia spirituale", oppure "Dimmi in ordine i sei peccati contro lo Spirito Santo". A fine anno c'è il torneo finale dove il sacerdote stesso viene a dirigere il gioco e come premio la coppia vincente viene segnalata come tale nel giornalino parrocchiale. Vedessi come i bambini si sforzano di imparare tutto a memoria, che poi saranno le uniche cose (insieme alle preghiere del cristiano) che gli resteranno nella memoria per tutta la vita.
Un'altra cosa di cui ormai abbiamo sperimentato l'importanza è la divisione delle classi in maschili e femminili. Ad esempio io ho le bambine della prima comunione ed ho visto l'enorme differenza che hanno rispetto ai maschietti. Le bambine sono interessate molto agli argomenti della dottrina che propongo ogni volta, fanno domande continue e con loro un'ora passa via velocemente. Soprattutto vogliono capire cosa c'è dopo la morte, cosa sono i peccati mortali, come ci si confessa bene. Sono inoltre affascinate dai miracoli eucaristici con cui ogni volta termino l'ora di catechismo. Insomma capiscono bene cosa sono le cose importanti della nostra bella fede ed è importante rispondere bene e approfondire ogni argomento che stimola la loro curiosità, magari rimandando alla volta successiva la cosa che si era preparata per quella lezione. I maschietti invece reggono meno l'attenzione verso un argomento e sono molto movimentati. Se gli si promette che poi si portano a giocare a pallone, magari ascoltano di più e per più tempo (in ogni caso, al massimo, circa la metà rispetto alle bambine). Invece nelle classi miste tendono a fare più confusione e ad annoiarsi rendendo molto meno e dando fastidio alle bambine che non possono fare tutte le domande che vogliono a causa della confusione e dei continui richiami dei catechisti.
In conclusione, cara catechista, prego che Dio ci aiuti a continuare in qualche modo la nostra passione per l'insegnamento della Dottrina e che non ti senta mai sola, perché Dio non ci lascia mai anche quando tutti gli altri lo fanno. Penso che ogni Cristiano dovrebbe avere una vocazione divina, ricevuta in dono con il Battesimo, che lo faccia partecipare alla missione della Chiesa; a questo proposito, proprio oggi leggevo una frase bellissima di San Josemaria Escrivà,fondatore dell'Opus Dei: "Che la tua vita non sia una vita sterile. Sii utile. Lascia traccia. Illumina con la fiamma della tua fede e del tuo amore. Cancella, con la tua vita d'apostolo, l'impronta viscida e sudicia che i seminatori impuri dell'odio hanno lasciato. E incendia tutti i cammini della terra con il fuoco di Cristo che porti nel cuore."
Ricordiamoci che Dio chiama tutti i battezzati alla pienezza della santità. L'unico modo per non perdere la strada, quindi, è alzare sempre gli occhi verso il Cielo.
Samantha

Cara Samantha,
non aggiungerò nulla per non rovinare ciò che esprime la tua bella mail, anzi credo di interpretare il pensiero di molti nostri lettori ringraziandoti per averci raccontato quella che sembra solo una fiaba di altri tempi. E invece fa veramente piacere sapere che ci sono ancora parrocchie così. Sono certo che in realtà ce ne siano più di quante potrebbe sembrare a prima vista. Basta cercarle ed essere disposti a fare qualche chilometro in più per far frequentare ai propri figli (e, perché no, a noi stessi) delle belle comunità cristiane fedeli al Vangelo e alla dottrina di sempre della Chiesa.
Per chi volesse leggere l'articolo a cui ha replicato la nostra lettrice, ecco il link:
ECCO COME MI SONO VISTA COSTRETTA AD ABBANDONARE L'INSEGNAMENTO DEL CATECHISMO CHE TANTO AMAVO
Divieto di presentare ai bambini la dottrina cattolica e nuove strategie: cronaca di un ordinario fallimento parrocchiale
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4243

 
Fonte: Redazione di BastaBugie, 07/06/2016

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