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STRAORDINARIO SUCCESSO PROLIFE: LA POLONIA VIETA L'ABORTO TERAPEUTICO (CIOE' EUGENETICO)
Centri sociali, militanti gay e sinistra radicale hanno organizzato manifestazioni pacifiche armati di pietre e bastoni... ad esempio davanti all'abitazione privata del leader del PiS (le pietre scagliate sulle forze dell'ordine erano ovviamente democratiche e pacifiche)
di Roberto Marchesini

Il 22 ottobre 2020, memoria di san Giovanni Paolo II, è una data che resterà negli annali della difesa della vita nascente. La Corte costituzionale della Polonia ha infatti dichiarato che l'«aborto terapeutico» (cioè eliminare la malattia uccidendo il malato), che in Polonia è chiamato anche «aborto eugenetico», è incompatibile con la Costituzione di quel Paese.
Ricapitoliamo. L'articolo 4.a della legge del 7 gennaio 1993 sulla pianificazione familiare, la protezione del feto umano e le condizioni per consentire l'interruzione della gravidanza prevede che si possa abortire nei seguenti casi:
1) la gravidanza rappresenta una minaccia per la vita o la salute di una donna incinta;
2) i test prenatali o altre indicazioni mediche indicano un'alta probabilità di un danno grave e irreversibile del feto o di una malattia incurabile potenzialmente letale;
3) vi è un giustificato sospetto che la gravidanza sia derivata da un atto illecito.
Il punto due permette quindi il cosiddetto «aborto terapeutico». Nel 2019, 119 parlamentari di PiS (Diritto e Giustizia), PSL-Kukiz'15 e Konfederacji hanno chiesto alla Corte costituzionale se questa legge fosse conforme alla Costituzione polacca. La carta fondamentale, infatti, all'articolo 38, dichiara: «La Repubblica di Polonia offre a tutti la protezione legale della vita». Tutti significa tutti, senza distinzioni tra sani e malati, tra bambini e adulti. La Corte Costituzionale, dietro una specifica richiesta di alcuni parlamentari, ha infatti stabilito che la legge che regola l'aborto in Polonia viola la Costituzione. Questa sentenza avrà conseguenze enormi sulla legislazione polacca in materia.
Si tratta di un evento epocale e clamoroso che, purtroppo, non ha avuto alcuna risonanza sui media mondiali, così come su quelli italiani. Ovviamente ci sono state reazioni, anche violente. Una folla di democratici, di quelli che «le sentenze non si discutono», hanno inscenato una manifestazione «pacifica» sullo stile del movimento Black Lives Matters: si sono radunati con il volto mascherato (del resto, c'è il Covid), armati di pietre e bastoni. Non davanti al parlamento, non davanti alla sede della Corte Costituzionale: davanti all'abitazione privata del leader del PiS, Jarosław Kaczyński. La manifestazione è stata così democratica e pacifica che la polizia ha dovuto intervenire per proteggere l'abitazione del politico; ovviamente, le forze dell'ordine sono stati bersagliati da una gragnuola di pietre democratiche e pacifiche.
Ci sono state proteste, più o meno dello stesso tenore, anche davanti alle sedi del PiS e della Corte Costituzionale. I media hanno riportato la notizia degli scontri, sostenendo che le due parti erano «donne polacche» contro il PiS; eppure gran parte dei manifestanti sembravano attivisti Lgbt. La polizia ha arrestato 15 manifestanti colpevoli di aver lanciato pietre sulle forze dell'ordine. Alcuni manifestanti si sono anche recati presso l'abitazione di un giudice della Corte Costituzionale, la professoressa Krystyna Pawłowicz, e l'hanno aggredita fisicamente; solo l'intervento della polizia ha potuto interrompere l'aggressione.
Spero vivamente che questa vicenda sia un incoraggiamento per il popolo della vita italiano. Non è quindi vero che bisogna rassegnarsi all'aborto e che l'abolizione delle leggi che lo permettono sia un obiettivo irrealistico. Ma, soprattutto, insegna quali sono le strategie realmente efficaci per contrastare questa piaga sociale e morale. In questo caso, a mio modesto parere, si sono rivelati efficaci l'occupazione gramsciana dei posti di potere e la conoscenza dei meccanismi politici e istituzionali.

Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "In Polonia e a Ginevra risorge la dignità della vita" parla non solo della storica sentenza polacca contro gli aborti eugenetici. A Ginevra, Usa, Brasile, Egitto, Ungheria e Indonesia insieme ad altri 28 Paesi hanno siglato il "Patto per la vita". È l'inizio di una nuova era per la difesa dei nascituri?
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 24 ottobre 2020:
Una settimana positiva per la vita umana del concepito, grazie alla protezione di San Giovanni Paolo II, di miracoli ne sono capitati. Il tribunale polacco giudica l'aborto, a causa di difetti fetali, incostituzionale.
Giovedì 22 pomeriggio la Corte Costituzionale polacca ha emesso una storica sentenza, emblematica contro gli aborti eugenetici dei bimbi concepiti. Questa decisione abroga la disposizione della legge polacca del 1993 che, fino ad ora, permetteva l'aborto quando "esami prenatali o altri dati medici indicano un'alta probabilità di grave e irreversibile invalidità del feto o di una malattia incurabile e pericolosa per la vita". Gli aborti eugenetici in Polonia costituiscono la maggior parte dei 1.000-2.000 aborti praticati ogni anno, la maggior parte dei quali riguarda principalmente i bambini con la sindrome di Down. La Corte ha anche stabilito che il governo polacco deve fare di più per sostenere i bambini malati o disabili e le loro famiglie. Dopo l'entrata in vigore della nuova decisione, l'aborto in Polonia sarà consentito solo se la gravidanza è il risultato di un crimine come l'incesto o lo stupro, o minaccia la vita o la salute della donna. La sentenza del Tribunale Costituzionale è stata emessa dopo che l'anno scorso un gruppo di deputati conservatori di vari partiti aveva chiesto regole più severe sull'aborto. "Il semplice fatto di una menomazione fetale o di una malattia incurabile non può decidere l'interruzione di gravidanza dal punto di vista costituzionale", ha detto il giudice del Tribunale costituzionale Justyn Piskorski dopo la decisione.  Varie proposte popolari, sostenute da centinaia di migliaia di cittadini, giacciono da anni in Parlamento e molti auspicano che, dopo la Sentenza di giovedì, Deputati e Senatori di tutti i partiti si decidano, dopo il passo falso dell'aprile scorso,  ad ascoltare il desiderio del popolo polacco in favore della vita umana dal concepimento.
Ovviamente la gran cassa dei giornaloni internazionali dalla notte di Giovedì 23 e per tutto Venerdì 24 non ha fatto altro che stigmatizzare la "orribile decisione" polacca, marce di protesta (lautamente finanziate da soliti filantropi) si sono svolte sin dalla notte di giovedì, proteste ufficiali di Amnesty International, Human Rights Watch e Center for Reproductive Rights  non sono mancati per marcare la "crudele decisione". La più stravagante e preoccupante protesta è giunta dal Commissario Europeo dei Diritti Umani Dunja Mijatovic che ha descritto la decisione della Corte Costituzionale polacca, uno dei 47 Paesi del Consiglio di Europa che le paga lo stipendio per difendere Diritti Umani, Democrazia e Stato di Diritto, con queste parole: "Rimuovere le basi per quasi tutti gli aborti legali in Polonia equivale a un divieto e viola i diritti umani. La sentenza odierna della Corte costituzionale significa aborti clandestini/all'estero per coloro che possono permetterselo e un calvario ancora maggiore per tutti gli altri". Come l'Europa possa mantenere in carica un Commissario dei Diritti Umani che non rispetta lo Stato di Diritto, disconosce i fondamenti dei diritti umani internazionali e giustifichi gli aborti eugenetici, è un grave mistero. Si però comprende il silenzio colpevole che ha coperto la notizia sconvolgente dell'eugenetica di Stato della Danimarca nei confronti dei bimbi down. Meglio comprendiamo il sostegno dei mass media alla recente richiesta di liberalizzazione dell'aborto in Finlandia e le pressioni per liberalizzarlo a Malta.
Mentre istituzioni, movimenti e filantropi europei inneggiano al genocidio degli infanti, lo scorso 22 ottobre in Slovacchia (per un solo voto di scarto e con ben 8 deputati pro life assenti per Covid) si è posticipata di soli sei mesi la riforma restrittiva della legge sull'aborto e, a Ginevra, gli Usa, Brasile, Egitto, Ungheria ed Indonesia insieme ad altri 28 Paesi del mondo hanno presentato e sancito un 'patto per la vita' alle Nazioni Unite (The Geneva Consensus Declaration). Nel testo si afferma l'impegno comune ed il reciproco sostegno nei consessi internazionali e con iniziative bilaterali per : "sostenere i diritti delle donne... la dignità umana dal concepimento alla morte naturale... la lotta all'aborto... il ruolo della famiglia come cellula fondamentale della società... l'importanza della autorità ed autonomia degli Stati nazionali". Ci sono segnali che la dignità umana risorga anche in questi tempi bui.


ASCOLTA (leggo per te)

 
Titolo originale: Stop all'aborto eugenetico, la Polonia fa la storia
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24-10-2020


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