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I SOLDI DI LENIN E DI MAO
di Antonio Socci

Non solo fu una rivoluzione sanguinaria, il "colpo di mano" di una minoranza, quella comunista in Russia, che scatenò i demoni del genocidio su tutto il pianeta. Ma fu anche una "rivoluzione del Kaiser".
Perché ora – con i documenti pubblicati da "Der Spiegel" – sono finalmente saltate fuori le prove. Si sapeva che la Germania imperiale, in piena Grande guerra, nell'aprile 1917, spedì – col famoso treno – Lenin in Russia per aggredire la neonata democrazia e costringere quel Paese e uscire dal Primo conflitto mondiale (usò il capo comunista come un virus mortale).
Adesso è documentato pure che i comunisti russi furono lautamente finanziati, con milioni di marchi, dal Kaiser. E collaborarono prima fornendo ai tedeschi "utili informazioni" (come scrisse Walter Nicolai, capo dei servizi segreti tedeschi), poi abbattendo la democrazia russa e firmando subito con Berlino la pace di Brest-Litowsk.
Praticamente hanno lavorato al soldo di una potenza che era in guerra con il loro Paese. Der Spiegel l'ha definita "La rivoluzione comprata".
Un retroscena che mostra un altro lato vergognoso di Lenin e compagni.
Uno dei tanti, ma molto significativo. Ed è curioso che la "rivelazione" non sia stata commentata da quanti, dalle nostre parti, ancora oggi inneggiano alla "mitica" rivoluzione.
Si sono sentiti proclami filobolscevichi anche di recente, perfino in Parlamento, pronunciati con la pretesa di delegittimare moralmente chi – nell'anno 2007 - dice la verità su quel colpo di stato.
In questo disgraziato Paese, dove un personaggio tremendo come Lenin è addirittura celebrato in centinaia di vie, e dove vige tuttora una inquietante omertà sui massacri rossi del dopoguerra disseppelliti da Giampaolo Pansa, in questo infelice Paese – dicevo - capita che esponenti della maggioranza di governo, in Senato, insorgano furenti per il solo fatto che in un telegiornale del 24 ottobre, nel 90° anniversario della Rivoluzione d'ottobre, un ottimo (peraltro coltissimo) giornalista come Tommaso Ricci (capo della Cultura del Tg2) ha osato rievocare quell'evento senza celebrarlo con le vecchie baggianate propagandistiche.Ma parlandone per quello che realmente fu e che gli storici hanno da tempo acclarato.
A proposito di "censure", di libertà di stampa e di "servizio pubblico", che Fausto Bertinotti dice di avere così tanto a cuore, l'indomani mattina, nell'aula del Senato, sdegnato e furibondo ha preso la parola il senatore Fosco Giannini di Rifondazione comunista, che ha così tuonato: "Signor Presidente, ieri sera, sul Tg2, ore 20.30, è andato in onda un servizio sulla Rivoluzione d'Ottobre.
Affermo in modo determinato, forte e chiaro che questo è stato un servizio vergognoso.
E' stato esplicitamente detto – Signor Presidente – che la Rivoluzione d'Ottobre è stata solamente un sanguinoso colpo di stato, che ha messo fine alla vera rivoluzione, quella menscevica; che ha prodotto solo un nuovo zarismo; che ha gettato la Russia nel sangue e nella violenza; che ha esportato con la forza l'orrore nel mondo….".
Evidentemente il senatore Giannini ignora che tutte queste notizie ormai sono storia documentata.
Per lui sono una provocazione e una calunnia. Si indigna quando gli sembra di sentir dire "che la storia avrebbe dimostrato che comunismo e nazismo sono la stessa cosa" e che "il comunismo avrebbe 'manipolato' i contadini e gli operai italiani".
Il senatore comunista a questo punto lancia il suo anatema: "Io mi sono alzato in piedi, Signor Presidente… per dire a tutti che questo servizio televisivo è stato contro la democrazia, contro la storia e contro la civiltà.
La Rivoluzione d'Ottobre è stata tra i più grandi eventi della storia dell'umanità.
Essa – superando il capitalismo – ha dimostrato, una volta per tutte, a tutti i popoli oppressi, all'intero proletariato mondiale, che i rapporti di produzione capitalistici non sono naturali e dunque eterni ed immutabili.
Ha dimostrato che lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e sulla donna non è un destino ineluttabile; che i padroni – come l'aristocrazia francese – non sono figli di Dio!
La Rivoluzione d'Ottobre, Signor Presidente, non favorì il fascismo, ma sconfisse il nazifascismo e spinse masse sterminate – sul piano planetario – a liberarsi dal colonialismo, dallo sfruttamento e dalle dittature fasciste!
E le grandi lotte operaie e contadine di questo Paese furono possibili anche grazie all'ideale acceso dalla Rivoluzione d'Ottobre! Il comunismo – si è detto – sarebbe uguale al nazifascismo. Si vergognino!".
Evidentemente nell' "Italia dell'est" si continuano a ignorare i miliardi di schiavi fatti dai regimi comunisti. E si continua perfino a negare lo scellerato patto stipulato fra Hitler e Stalin per scatenare l'aggressione alla Polonia e la Seconda guerra mondiale: sì, i due tiranni erano alleati e lo sono rimasti per metà del conflitto.
La Seconda guerra mondiale nasce come una guerra nazicomunista contro le democrazie europee.
Ma torniamo alla filippica del senatore Giannini che concludeva così: "Mi lasci rispondere a tanta vergogna, Signor Presidente, mi lasci parlare con il cuore: viva la Rivoluzione d'Ottobre! viva Antonio Gramsci! viva Giuseppe Di Vittorio! viva i morti di Reggio Emilia! viva il socialismo!"
Tutto questo nell'anno 2007, nel Senato italiano, dalla viva voce di un parlamentare del centrosinistra al potere, il partito del presidente della Camera.
In pratica, siccome l'attuale esecutivo si regge sulla maggioranza di un voto, il senatore Giannini è decisivo, quindi abbiamo un governo che sta in piedi grazie a politici che inneggiano a Lenin e alla Rivoluzione bolscevica, da cui iniziò l'immane macelleria rossa.
Costoro pretendono pure che nella televisione pubblica nessuno osi parlarne in modo diverso. Anche Bertinotti pensa che quel servizio televisivo di Tommaso Ricci sia "contro la democrazia, contro la storia e contro la civiltà" ?
Ricci è stato bersagliato di insulti nei forum internet, con buona pace di chi dice che i comunisti non esistono più. Tutta questa vicenda - a diciotto anni dalla caduta del Muro di Berlino – fa seriamente riflettere sulle condizioni del nostro Paese e della nostra informazione.
D'altra parte i comunisti di casa nostra – che non hanno mai fatto una piega di fronte all'oceano di documenti sui genocidi rossi, ma che avvertono la "questione morale" solo quando corrono soldi – adesso dovrebbero dire cosa pensano di questi "rivoluzionari" russi a libro paga dei tedeschi.
A proposito di pecunia proprio in questi giorni se n'è saputa un'altra.
Il "rivoluzionario" Mao Zedong – quello che aveva abolito la proprietà privata di un miliardo di cinesi – quando morì, il 9 settembre 1976, aveva un conticino in banca di circa 75 milioni di yuan, che equivalgono a 55 milioni di euro e che oggi sono lievitati a 100 milioni di euro. Lo si è appena scoperto.
E – ironia della storia – pare che abbia messo insieme questo immenso patrimonio soprattutto grazie ai diritti del suo "Libretto rosso", diffuso in un miliardo di copie in Cina e anche in occidente, letto da una generazione di figli di papà sessantottini che così hanno rimpinguato inconsapevolmente le tasche del despota: dal libretto rosso al libretto degli assegni.
Il genocidio di almeno 50 milioni di cinesi – grazie alla rivoluzione di Mao - era allora ed è tuttora tranquillamente snobbato, dai sessantottini di ieri e di oggi.
Quest'opera di propaganda fu un capolavoro del tiranno cinese che riuscì perfino a farsi venerare come simbolo di "libertà" dai rampolli della borghesia occidentale.
Ma riuscire ad arricchirsi come un capitalista con i proventi commerciali di un libretto di baggianate contro la proprietà privata e il capitalismo è una beffa planetaria.

 


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