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IL PIU' GIOVANE PROF NERO DELL'UNIVERSITA'... QUANDO LA CULTURA WOKE SI IMPONE SUL MERITO
Plagi, biografie contestate, dimissioni, poi il suicidio: Jason Arday trascina nel fango l'Università di Cambridge
di Manuela Antonacci
 

Jason Arday, 41enne docente nero dell'Università di Cambridge, nominato a soli 37 anni professore di Sociologia dell'Educazione, era diventato il simbolo del riscatto sociale e del trionfo e della bontà delle politiche inclusive, ma oggi si trova al centro di tali scandali e polemiche, da essere stato costretto dall'università stessa in cui lavorava e che l'avrebbe per un po' di tempo difeso, a rassegnare le sue dimissioni. La sua storia aveva, in effetti, sin dall'inizio, dell'incredibile: tanto per incominciare a 3 anni gli sarebbe stato diagnosticato un ritardo globale dello sviluppo e un disturbo dello spettro autistico, con conseguenti difficoltà di apprendimento e nel linguaggio. L'uomo ha dichiarato di essere stato non verbale fino all'età di 11 anni e di aver imparato a leggere e a scrivere solo a 18 anni .
Singolare come meno di vent'anni dopo sia stato nominato il più giovane professore nero nella storia dell'Università di Cambridge.
Diverse incongruenze su questo caso le ha tirate fuori anche Alice Sullivan, docente di sociologia alla Univeristiy College London, a partire dalla storia personale dell'uomo.
Sullivan in un suo post su X per la precisione si esprime così: «La storia di Jason Arday sarebbe perfetta per un film drammatico: avrebbe imparato a leggere a 18 anni e sarebbe arrivato fino al punto di ottenere una cattedra a Cambridge a 37, il tutto accompagnato da imprese atletiche straordinarie. Poi, però, la storia inizia a scricchiolare... Le accuse di plagio sono gravi. Ma ciò che mi lascia sbalordita, da corridore, è che Arday abbia affermato di aver corso 600 miglia in 6 giorni. Se fosse vero, sarebbe un atleta a livello internazionale». E affondando ancora di più il colpo continua: «Cambridge potrebbe sostenere che non importa se uno dei suoi accademici ha una fervida immaginazione. E sarebbe un'osservazione legittima, a patto che la sua nomina sia avvenuta per merito e non grazie alla sua storia di vita, tanto ispiratrice quanto inverosimile».

IL RIGORE SCIENTIFICO NELLE UNIVERSITÀ INGLESI
La professoressa Sullivan non ha twittato questo aneddoto per caso, su X, la donna rappresenterebbe, infatti, una delle voci più autorevoli nel dibattito accademico britannico, in difesa del rigore scientifico nelle università inglesi. Più e più volte la docente si sarebbe opposta alla cultura woke ed è stata una delle figure chiave che hanno portato all'attenzione pubblica il caso Arday.
In passato Sullivan, avrebbe, anche più volte sostenuto che nelle università britanniche si siano istituzionalizzati comportamenti che compromettono libertà di parola e libertà di ricerca, soprattutto sul sesso e sull'identità di genere, diventando una delle voci più nette contro l'inclusivismo universitario: dalla cancellazione del sesso biologico nei dati, al "no-platforming", ovvero la pratica di negare uno spazio pubblico a chi si faccia portavoce di pensieri considerati "inaccettabili", fino alla subordinazione della libertà accademica alle politiche identitarie. 
Sullivan ha, inoltre, avuto il coraggio di criticare apertamente il lavoro dell'ex docente, parlando esplicitamente di "plagio", intervenendo anche nelle indagini portate avanti dal Daily Telegraph e The Spectator.
Sul The Guardian, a riguardo, si leggono una serie di dettagli sul lavoro di Arday che avrebbero portato alle indagini: più di 100 passaggi della sua tesi di dottorato del 2015 sono risultati quasi identici a una tesi presentata nel 2009 da un'altra ricercatrice presso la Brunel University. Inoltre Ci sono crescenti richieste da parte di altri accademici di riesaminare il suo dottorato.

LAVORI PIENI DI LACUNE
Arday ha dovuto anche affrontare accuse secondo cui alcuni dei suoi lavori pubblicati più recentemente sarebbero pieni di lacune. The Telegraph avrebbe pubblicato anche un'analisi che rileverebbe come alcune sue ricerche conterrebbero prove "impossibili" e sarebbero piene di incongruenze.
Inoltre, anche la sua carriera accademica non risulterebbe chiarissima: Arday avrebbe affermato di aver ricoperto numerose prestigiose borse di studio e cattedre in diverse università.
La sua biografia pubblicata sul sito web del Jesus College, dove Arday era borsista, indicava che era stato professore ospite presso l'Ohio State University nell'Ufficio per la Diversità e l'Inclusione e presso l'Università di Glasgow nella School of Education. Entrambe le università hanno negato questa affermazione.
La biografia affermava inoltre che Arday era ancora «professore onorario presso l'Università di Durham nel dipartimento di sociologia», dove aveva precedentemente lavorato. Ma l'università ha dichiarato al Daily Mail che non ricopriva più alcun ruolo all'istituto. Arday ha anche affermato di aver conseguito un master in pratiche psicodinamiche presso Birkbeck, University of London, e successivamente di essere diventato consulente a pieno titolo, il che gli avrebbe conferito una «profonda comprensione della salute mentale».
Tuttavia, quando il Guardian contattò la Birkbeck, l'università dichiarò di non essere riuscita a trovare documenti di alcuno studente di nome Jason Arday.
Tra l'altro, uno dei giornalisti che indagava su Arday, Jake Grove, celebre giornalista d'inchiesta britannico, che lavora attualmente per la Times Higher Education, tra i primi ad aver condotto una ricerca sul lavoro del giovane docente, dopo aver analizzato la tesi di dottorato dell'ormai ex professore e aver riscontrato effettivamente un caso di plagio e veri e propri nodi critici sull'integrità scientifica, sarebbe stato minacciato da Arday di azioni legali se avesse osato pubblicare le sue osservazioni su Times Higher Education, non prima di averlo accusato di razzismo e di molestie.

VITTIMA DI UNA VILE CAMPAGNA?
All'emergere delle prime accuse, l'Università di Cambridge e diversi colleghi lo avrebbero difesi compatti. L'ateneo lo aveva definito vittima di «una vile campagna tesa a minarne la credibilità», mentre centinaia di accademici e dirigenti di college avevano firmato lettere aperte definendo le critiche come meri attacchi volti a screditare accademici di minoranze etniche, in posizioni di rilievo. 
Tuttavia, man mano che le accuse venivano confermate da analisi dettagliate da parte della stampa d'inchiesta (The Times, The Guardian, Retraction Watch) la posizione dell'uomo è diventata poco credibile quindi indifendibile.
A questo punto l'Università di Cambridge avrebbe annunciato l'apertura di un'indagine formale sulla sua condotta. Di conseguenza, nell'agosto 2026 Jason Arday ha rassegnato le dimissioni dalla cattedra.
Probabilmente quello di Arday non costituisce un caso isolato ma forse la punta dell'iceberg di un sistema in cui un non ben inteso concetto di "diversità" avrebbe preso il sopravvento sul merito.
Dunque l'impalcatura ideologica, forse, comincia a scricchiolare, soprattutto se un'università così celebre come Cambridge, agli occhi del mondo, rischia di diventare famosa non più per la sua ricerca del vero basata su brillanti verifiche empiriche, ma per il suo essere diventata teatro di battaglie pseudo culturali.
Ci chiediamo allora se le dimissioni di Arday abbiano un impatto così profondo a livello accademico e mediatico da mostrare in modo chiaro che, prima o poi, l'assenza di merito viene allo scoperto. E le altre università occidentali impareranno la lezione o si terranno cari i loro scheletri nell'armadio, frutto dei sacrifici sull'altare del politicamente corretto?

 
Titolo originale: Perché il caso Jason Arday è la Waterloo della cultura woke
Fonte: Sito del Timone, 7 agosto 2026