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LE EROICHE STORIE DEI SACERDOTI SUL TITANIC
Nel 2012 una crociera commemorativa del Titanic partì dallo stesso porto di Southampton per portarsi sul luogo del celebre naufragio il 14 aprile, giorno del tragico evento. Ma la nave, il Balmoral, fu subito costretta a tornare indietro perché uno dei passeggeri era stato colto da improvviso malore e bisognava ricoverarlo. La "maledizione del Titanic" aveva colpito ancora. Il nome dello sventurato transatlantico non fu scelto a caso: i Titani erano i semidei che avevano sfidato Zeus. "Neanche Dio può affondarlo", si narra che uno degli armatori abbia detto di quel gioiello che incoronava la Belle Époque celebrata dall' Expo Universelle di Parigi del 1900 tutta all'insegna dell'elettricità, il potere della folgore che Prometeo aveva rubato a Zeus per darla agli uomini. Ma il resto del mito dice che sia lui che i Titani vennero precipitati nell'abisso. Infatti. Il "secolo della scienza e del progresso" da lì a poco esplose nella Grande Guerra, la più immane di sempre. E anche la scienza scese in guerra, mostrando il suo volto peggiore, gas venefici compresi.
L'agnostico Victor Hugo, vanto delle lettere galliche, anche lui ammaliato dal progresso (la "vaporiera" che per Carducci era "Satana il grande"), della lampadina e della radio a galena profetizzava: "Il diciannovesimo secolo è grande, ma il ventesimo sarà felice". Infatti, fu il più sanguinoso e terrificante dell'intera storia umana, gulag e genocidi compresi. Il Titanic, orgoglio dell'impero britannico globale, non finì nemmeno il suo primo viaggio. La nave più lussuosa di sempre. "Inaffondabile" perché poteva navigare anche con quattro compartimenti stagni allagati.
LA NAVE NON ARRIVERÀ
Solo che l'iceberg ne sventrò cinque. Prima del varo era successo di tutto. Due operai erano morti, uno schiacciato e l'altro annegato. Un furioso incendio a bordo poté essere domato solo dopo tre giorni. Ma il Fato non si produce mai senza avvertire. Diverse premonizioni si erano verificate, tutte riscoperte a cose fatte. La più impressionante: nel 1898 il romanzo Futilità dello scrittore Morgan Robertson aveva parlato di una lussuosa nave, il Titan, che si inabissava in una notte d'aprile perché urtata da un iceberg nel suo viaggio inaugurale. C'erano tanti di quei miliardari sul Titanic che le borse più importanti tracollarono alla notizia della loro morte. Scene eroiche si alternarono a vigliaccherie e nefandezze (ci fu chi si guadagnò il posto in scialuppa minacciando con la pistola donne e bambini), come sempre accade nelle grandi tragedie collettive.
Come notava C. S. Lewis (quello di Narnia e di Berlicche), certi disastri, guerre comprese, Dio li permette perché fanno emergere quel che veramente c'è dentro ognuno. In alcuni anche abissi di bestialità, ma in altri compassione, sacrificio, altruismo. I lavori di quella nave si erano svolti nei cantieri di Belfast, dove le risse tra operai cattolici e protestanti, naturalmente, non mancarono. La chiglia alla fine era piena di scritte reciprocamente ingiuriose, non poche delle quali bestemmie vere e proprie. Questi graffiti vennero sommariamente cancellati prima del varo, ma è un fatto che la nave, contro ogni tradizione marinara, non venne battezzata né benedetta. Un irlandese cattolico, poi morto nel naufragio, così aveva scritto ai suoi a Dublino: "Sono convinto che questa nave non giungerà in America a causa delle odiose bestemmie che ne ricoprono i fianchi". Quel naufragio colpì l'opinione pubblica in modo speciale. Film su film sono stati girati (anche uno nazista, voluto da Goebbels in chiave anti-inglese). Ma dopo più di un secolo il Titanic giace ancora a quattro chilometri sott'acqua. A bordo c'erano anche tre preti cattolici, lasciati salire in terza classe perché la compagnia voleva che il viaggio inaugurale registrasse il tutto esaurito. Il primo era un benedettino bavarese, il secondo un lituano, il terzo un inglese. Morirono tutti e tre perché vollero restare a bordo a confortare chi non aveva potuto trovare posto nelle scialuppe.
LN BARCA CON GESÙ CRISTO
Ogni mattina, in un angolo, dicevano Messa sull'altare portatile dell'inglese. Che si chiamava Roussel Davids Byles, cioè padre Thomas, nome che aveva assunto dopo il suo passaggio dall'anglicanesimo al cattolicesimo. Nato in una famiglia della piccola nobiltà nel 1870 a Leeds, nel Lancashire, laureato a Oxford e autore di libri, a quarant'anni era diventato prete papista e, malgrado il suo livello culturale, era andato a fare il parroco in uno sperduto villaggio di immigrati irlandesi. Quando chiesero a Oscar Wilde, che non aveva mai nascosto la sua ammirazione per la Chiesa cattolica, come mai fosse rimasto anglicano confessò candidamente che, altrimenti, non lo avrebbero ammesso a Oxford. Byles, tuttavia, si associò a quel grande flusso di intellettuali inglesi che, fino al Concilio del 1962, non cessò mai di scorrere. L'ammirazione era condivisa anche da Vip non particolarmente credenti come Agatha Christie, che chiese a Paolo VI un indulto affinché la Messa del vecchio rito continuasse a essere celebrata in terra inglese. Father Byles si trovava sul Titanic perché un suo fratello che stava in America gli aveva chiesto di andare a celebrare il suo matrimonio. Nella sua ultima omelia a bordo aveva accennato, paradossalmente, al "naufragio spirituale" di chi non sale in barca con Gesù Cristo.
Come anticipato, al momento del "si salvi chi può" si scatenò il peggio e il meglio dell'animo umano. Il famoso incendio aveva indebolito la struttura della nave in un punto preciso, il ghiaccio aveva completato l'opera, così che, quando il Titanic cercò disperatamente di virare a tutta forza, la sua lunghezza spropositata lo spezzò proprio in quel punto. A cose finite saltarono teste, ci furono tracolli economici, suicidi (tra cui quello dell'ufficiale di vedetta, rovinato per essersi rifiutato di dichiarare il falso in tribunale). Padre Byles, con sangue freddo (che gli inglesi chiamano self control), mantenne la calma e la fece mantenere, imbarcando sulle scialuppe prima donne e bambini, secondo la legge del mare. Poche, le scialuppe, perché "l'inaffondabile" riteneva di non averne bisogno. Quando non ne restarono più, tutti, anche di altre religioni, si strinsero intorno a lui rispondendo alle Ave Maria del rosario. "Il mar fu sovra lor richiuso" (Dante) mentre cantavano il Salve Regina. Nelle due ore precedenti Byles aveva confessato tutto il suo gregge. L'anno dopo, il suo fratello "americano" andò a raccontarne la storia a papa san Pio X, al quale, al sentirla, vennero le lacrime agli occhi. Solo nel 2015 è iniziato il processo di beatificazione di padre Thomas Byles. C'è voluto il boom del film di Cameron...
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