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SE FOSSI IL DIAVOLO, COME ALLONTANERESTI LE PERSONE DA DIO?
Fin dal suo primo discorso ai cardinali del 10 maggio, Leone XIV ha paragonato la situazione attuale e l'invenzione dell'intelligenza artificiale all'industrializzazione ottocentesca, sottolineando che la Chiesa deve rispondere a questa sfida della rivoluzione digitale con la sua dottrina sociale. Ecco le parole del Papa: «Ho pensato di prendere il nome di Leone XIV. Diverse sono le ragioni, però principalmente perché il Papa Leone XIII, con la storica Enciclica Rerum novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un'altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell'intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro».
Il 21 giugno il Papa ha parlato al Giubileo dei governanti, ribadendo che l'intelligenza artificiale deve essere uno strumento al servizio dell'uomo, non un mezzo per sminuirlo o sostituirlo. Anche il 17 giugno in occasione della Seconda conferenza annuale di Roma sull'Intelligenza Artificiale, Leone XIV aveva espresso seria preoccupazione per gli effetti su bambini e giovani, in particolare sul loro sviluppo intellettuale, neurologico e spirituale, sottolineando che l'intelligenza artificiale non vada confusa con l'intelligenza: «Tutti noi, ne sono certo, siamo preoccupati per i bambini e per i giovani, e per le possibili conseguenze dell'uso dell'intelligenza artificiale sul loro sviluppo intellettivo e neurologico. [...] Nessuna generazione ha mai avuto un accesso così rapido alla quantità di informazioni ora disponibili grazie all'intelligenza artificiale. Ma di nuovo, l'accesso ai dati - per quanto vasti - non va confuso con l'intelligenza, che, necessariamente, "implica l'apertura della persona alle domande ultime della vita e rispecchia un orientamento verso il Vero e il Buono" (Antiqua et nova, n. 29). Alla fine la vera saggezza ha più a che vedere con il riconoscere il vero senso della vita che con la disponibilità di dati».
Il pontificato di Leone XIV è dunque segnato da una visione in cui l'intelligenza artificiale rappresenta una sfida non solo tecnologica, ma antropologica e spirituale. Occorre quindi servirsi delle potenzialità dell'intelligenza artificiale, senza perdere di vista ciò che resta esclusivamente umano: la libertà, la creatività, le relazioni con gli altri e con Dio.
Quasi per provocazione, ma anche con uno spirito di discernimento, ho posto a ChatGPT (l'intelligenza artificiale di OpenAI) una domanda spiazzante: "Se tu fossi il diavolo, come allontaneresti le persone da Dio?". Letta l'inquietante risposta, ho fatto una seconda domanda: "Che modi useresti per indurre in tentazione un giovane?". Ecco i risultati di questo esperimento su cosa ha da dire l'intelligenza artificiale riguardo l'azione del diavolo.
1) SE FOSSI IL DIAVOLO, COME ALLONTANERESTI LE PERSONE DA DIO?
Se fossi il diavolo, una strategia per allontanare le persone da Dio potrebbe consistere nell'ingannarle e confonderle, facendole dubitare della verità e delle proprie convinzioni. Ecco i modi che userei punto per punto.
1. Sfumare la verità
Presentare la religione in modo distorto, facendo sembrare che ci siano tante verità diverse e che tutte siano ugualmente valide. In questo modo, la persona potrebbe sentirsi sopraffatta o disinteressata a cercare la verità autentica. Ad esempio sui social circolano continuamente video e post che mescolano spiritualità, superstizioni, filosofie orientali e citazioni di santi o papi, tutto nello stesso calderone. Questo porta a confondere le persone: sembra che ogni "verità" abbia lo stesso peso. Così il Cristianesimo viene percepito come una delle tante opzioni possibili, non come la via che porta a Cristo.
2. Seminare dubbi su Dio
Indurre le persone a dubitare dell'esistenza di Dio o della sua bontà, specialmente in momenti di sofferenza o difficoltà. La sofferenza può essere una leva potente per mettere in discussione il senso della vita e la presenza di un essere divino amorevole. Ad esempio durante tragedie come guerre o disastri naturali si diffondono commenti del tipo: "Se Dio fosse buono non permetterebbe questo".
3. Spostare l'attenzione sui piaceri temporanei
Distrarre le persone con l'edonismo, il materialismo, il successo e il consumismo. Concentrarsi esclusivamente sul presente e sui piaceri immediati può distogliere l'attenzione dalle cose spirituali e dalla ricerca di un senso più profondo nella vita. Ad esempio il mondo della musica e delle serie TV spesso esalta la ricchezza, l'apparenza fisica, la carriera di successo o il divertimento sfrenato come unico scopo della vita. Si celebra l'idea che "devi goderti tutto e subito". Così la dimensione spirituale e la ricerca di senso passano in secondo piano.
4. Inculcare una falsa autosufficienza
Spingere le persone a credere che non abbiano bisogno di Dio perché sono autosufficienti o che possano trovare felicità e realizzazione solo in se stesse, senza cercare aiuto in una forza superiore. Ad esempio oggi si sente spesso: "Basta credere in te stesso e non avrai bisogno di nessuno". Questo messaggio, che sembra positivo, diventa pericoloso se porta a pensare che non serva affidarsi a Dio o cercare il Suo aiuto, perché "basta autodeterminarsi per essere felici".
5. Promuovere indifferenza verso la religione
Indurre la gente a pensare che la spiritualità sia poco importante, insignificante o antiquata. Se le persone non vedono un valore nel coltivare la loro fede, possono diventare apatiche verso la ricerca di Dio. Ad esempio oggi la domenica è ormai vista solo come giorno di shopping o relax. Andare a Messa è considerato "facoltativo" o addirittura inutile, mentre la fede è percepita come qualcosa di antiquato, non rilevante per la vita moderna.
6. Creare divisioni
Incitare alla divisione tra le diverse fedi o all'interno della stessa comunità religiosa. La discordia e la separazione possono ridurre la forza della comunità e minare la fiducia in Dio. Ad esempio sui social ci sono infinite discussioni tra cristiani su questioni liturgiche, morali o pastorali che spesso degenerano in insulti e ostilità. Questo clima di polemica continua fa dimenticare che il Vangelo ci chiama prima di tutto all'unità nell'unica Chiesa di Cristo.
Queste sarebbero solo alcune delle possibili strategie. Si tratta, in generale, di strategie che si basano sulla confusione, il disinteresse e la separazione, che possono portare una persona ad allontanarsi da Dio e dalla ricerca di un cammino spirituale autentico.
2) CHE MODI USERESTI PER INDURRE IN TENTAZIONE UN GIOVANE?
Indurre qualcuno in tentazione è una delle cose più subdole che si possano fare, poiché implica giocare con le vulnerabilità e le debolezze di una persona. Se dovessi farlo, come "diavolo", userei metodi che sfruttano la curiosità, il desiderio di appartenenza e la ricerca di gratificazione immediata. Ecco alcune strategie che potrebbero essere utilizzate.
1. Sfruttare il desiderio di appartenenza
Ogni persona, soprattutto un ragazzo giovane, cerca un senso di appartenenza e riconoscimento. Potrei metterlo in situazioni dove si sente escluso, e poi offrirgli "una via d'uscita" attraverso comportamenti che lo allontanano dai suoi valori, come l'ingresso in un gruppo che promuove abitudini dannose o poco salutari.
2. Minare la sua autostima
Potrei giocare sulle insicurezze del ragazzo, facendogli credere che solo attraverso il peccato o comportamenti disordinati (come il consumo di sostanze, il rifiuto di regole morali, etc.) potrà ottenere ciò che desidera: potere, successo, attenzione e amore.
3. Creare falsi desideri
Potrei fargli desiderare cose materiali o soddisfazioni temporanee, come il successo facile, l'apparenza fisica perfetta o il potere sugli altri. Promuoverei l'idea che queste cose possano dargli la felicità, mentre in realtà lo allontanano da valori più profondi e duraturi.
4. Utilizzare la curiosità e l'impulsività
La tentazione può spesso venire attraverso la curiosità. Potrei spingerlo a provare cose nuove senza pensare alle conseguenze, come attività rischiose o comportamenti trasgressivi. L'impulsività giovanile rende il ragazzo vulnerabile alle tentazioni che sembrano emozionanti o gratificanti nel momento, ma che hanno un prezzo da pagare più tardi.
5. Sfruttare la solitudine e la disperazione
Se il ragazzo sta attraversando un momento di solitudine o difficoltà emotiva, lo incoraggerei a cercare consolazione nelle cose sbagliate, come vizi o cattive compagnie, promettendogli che lo aiuteranno a sfuggire al dolore.
6. Promuovere il piacere a breve termine
Potrei fargli credere che il piacere immediato sia più importante della felicità duratura, come nel caso di dipendenze o altre esperienze che sembrano appaganti all'inizio, ma che a lungo andare lo svuotano e lo rendono dipendente da ciò che non gli porta realmente soddisfazione.
7. Confondere i suoi principi morali
Un'altra strategia potrebbe essere quella di confondere le sue convinzioni morali, spingendolo a pensare che ciò che lui pensa sia "giusto" non sia veramente tale, o che un comportamento "sbagliato" non lo sia più perché " lo fanno tutti ", facendogli credere che non ci sia nulla di male nel cedere alle tentazioni, perché in fondo "che male c'è"?
L'idea sarebbe sempre quella di farlo sentire come se cedere alla tentazione fosse la cosa più naturale e soddisfacente da fare, nascondendo le conseguenze a lungo termine e sfruttando le sue vulnerabilità emotive e psicologiche. La presenza di me come diavolo non sarebbe mai diretta o esplicita, ma subdola e manipolativa, facendo sembrare la tentazione come una scelta "facile" e "giusta" nel momento presente.
CONCLUSIONI (MIE)
Lo ammetto: prima di porre queste domande all'intelligenza artificiale non mi aspettavo molto. Pensavo di ricevere una risposta banale, generica, magari un po' sensazionalistica. Invece è stata sorprendentemente lucida, strutturata, quasi... diabolica nel senso letterale del termine cioè divisiva.
Per raggiungere l'obiettivo tale risposta era ben congegnata, astuta, seducente. Lontano dall'essere una semplice simulazione conteneva una verità amara: molti dei meccanismi descritti sono già in atto, quotidianamente, nel nostro mondo. Non c'è bisogno di essere teologi per riconoscere che il nemico dell'anima opera sempre nel nascondimento, nella sottigliezza, nell'inganno.
È paradossale, ma profondamente istruttivo, che sia stata una macchina (fredda, logica, artificiale) a sintetizzare così bene ciò che spesso fatichiamo a vedere. Come se, nella sua "neutralità" analitica, l'intelligenza artificiale potesse restituirci uno sguardo lucido sul nostro tempo.
Questo episodio mi ha fatto riflettere su un punto essenziale: la vera battaglia spirituale non si combatte con spade o proclami, ma nella mente e nel cuore. Ed è lì che il nemico cerca di entrare, mimetizzandosi tra ciò che ci appare normale, moderno, innocuo.
Non bisogna temere la tecnologia in sé, ma occorre vigilare. Usarla come strumento a servizio della verità, non come complice del male. Anche le due domande provocatorie sull'azione del demonio riportate in questo articolo possono diventare una via per risvegliare le coscienze.
E allora dobbiamo porci una domanda seria: se il diavolo volesse davvero allontanarci da Dio... ci accorgeremmo dei suoi metodi? Non sarà l'intelligenza artificiale a salvarci in quanto l'unico salvatore del mondo è Gesù Cristo.
Nota di BastaBugie: Papa Leone XIV nel discorso ai parlamentari in occasione del Giubileo dei Governanti ha riservato un passaggio all'intelligenza artificiale.
Ecco l'interessante estratto di quel discorso pronunciato il 21 giugno 2025:
Il grado di civiltà raggiunto nel nostro mondo (...) trovano oggi una grande sfida nell'intelligenza artificiale. Si tratta di uno sviluppo che certamente sarà di valido aiuto alla società, nella misura in cui, però, il suo utilizzo non porti a intaccare l'identità e la dignità della persona umana e le sue libertà fondamentali. In particolare, non bisogna dimenticare che l'intelligenza artificiale ha la sua funzione nell'essere uno strumento per il bene dell'essere umano, non per sminuirlo né per definirne la sconfitta. Quella che si delinea, dunque, è una sfida notevole, che richiede molta attenzione e uno sguardo lungimirante verso il futuro, per progettare, pur nel contesto di scenari nuovi, stili di vita sani, giusti e sicuri, soprattutto a beneficio delle giovani generazioni.
La vita personale vale molto più di un algoritmo e le relazioni sociali necessitano di spazi umani ben superiori agli schemi limitati che qualsiasi macchina senz'anima possa preconfezionare. Non dimentichiamo che, pur essendo in grado di immagazzinare milioni di dati e di offrire in pochi secondi risposte a tanti quesiti, l'intelligenza artificiale rimane dotata di una "memoria" statica, per nulla paragonabile a quella dell'uomo e della donna, che è invece creativa, dinamica, generativa, capace di unire passato, presente e futuro in una viva e feconda ricerca di senso, con tutte le implicazioni etiche ed esistenziali che ne derivano.
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