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LA PAURA DELL'ISLAM DETTA LEGGE IN TRENO
Un'idea che arriva in seguito all'ultima aggressione e al tentato stupro subiti da una ragazza, il 15 ottobre scorso, in un treno regionale RER a Val-de-Marne, nella zona est di Parigi, deserto. L'ennesima, negli ultimi giorni, che ha fatto crescere un clima di paura e di esasperazione tali, da portare a formulare una petizione che chiede, in Francia, carrozze specifiche riservate alle donne sui treni suburbani e sulle metropolitane e che in poco tempo ha già raccolto 21.000 firme. E, in effetti, diverse donne francesi, sui social, raccontano di non sentirsi sicure sui mezzi pubblici.
«Finché il sistema non ci proteggerà, vedo questa idea come una misura temporanea e necessaria, almeno per ridurre i rischi. E ad essere onesti, non credo nell'idea di rieducare gli uomini aggressivi. È una bella teoria, ma non funziona nella realtà» – afferma Marie K., autrice della petizione, residente in Val-d'Oise che prende regolarmente la RER D. Nella petizione si legge anche che «Questi treni avrebbero una segnaletica chiara e visibile per identificare questi vagoni». Ma il problema è davvero il "genere" dei passeggeri? O c'è una questione più sostanziale alla base? Si tratta di "mascolinità tossica" in generale o del fatto che la maggior parte degli aggressori sono immigrati?
L'eurodeputata Marion Maréchal - che quest'estate ha rilasciato un'intervista esclusiva al nostro mensile (qui per abbonarsi) - sottolinea questo dato: «L'83% delle vittime di violenza sessuale sui trasporti pubblici nella regione dell'Île-de-France sono francesi, mentre il 61% delle persone accusate di questi crimini sono stranieri. Il problema non sono gli uomini; Il problema è l'immigrazione di massa». Dunque, una segregazione forzata, quella sulle carrozze, che rischia, a lungo andare, di rivelarsi inutile se il problema non verrà affrontato alla radice.
Peraltro, considerata l'immigrazione islamica di massa, che è diventata una realtà, in un paese come la Francia, si rischia di adeguarsi allo standard sociale tipico di questa cultura che considera le donne come oggetto di peccato che, pertanto, è bene siano tenute lontane dagli uomini, in uno stato, appunto di segregazione. E ancora, questa misura, prevedendo carrozze dove la presenza di persone immigrate sarebbe esigua, trattandosi principalmente di donne, farebbe stracciare le vesti alle prefiche sinistroidi del politicamente corretto. Insomma, in qualunque modo la si pensi, non risulta proprio la soluzione più efficace. Forse il problema non sono le carrozze "aperte", ma la creazione che, di fatto si sta rivelando un'utopia, di una società multiculturale, aperta, anzi apertissima, al punto da essere diventata ormai fuori controllo...
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Pubblicato 10 anni fa...

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