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Siamo giunti alla seconda Domenica di Quaresima e la prima lettura ci presenta il patriarca Abramo. Invitato da Dio, egli lascia la sua terra, la sua parentela e la casa di suo padre, per andare verso una terra sconosciuta che Dio gli indicherà. II racconto della vocazione di Abramo mette in luce la sua pronta obbedienza alla Volontà di Dio e la sua sconfinata fiducia nell'adempimento delle promesse divine.
Dio promette ad Abramo di far di lui una grande nazione e che in lui si diranno benedette «tutte le famiglie della terra» (Gen 12,3). Questa promessa si realizzerà pienamente con Gesù. Con Lui, discendente di Abramo secondo la natura umana, la salvezza è offerta a tutte le nazioni.
Abramo parte senza sapere dove andare, animato da una grande fede. Il suo viaggio verso la terra che Dio gli indicherà simboleggia molto bene il nostro pellegrinaggio terreno verso la meta eterna che è il Paradiso. In questo cammino ci sono difficoltà d'ogni genere. Come Abramo, anche noi dobbiamo essere animati da una grande fiducia nelle promesse divine. Se saremo fedeli al Signore, raggiungeremo certamente il termine del nostro cammino.
Come Abramo, anche noi dovremo lasciare tutto. Con noi porteremo solo il bene che abbiamo fatto, tutto il resto lo lasceremo su questa terra. Co me Abramo, anche noi dobbiamo essere obbedienti a Dio, compiendo fedelmente la sua Volontà ed evitando il peccato che intralcia il nostro cammino incontro a Lui. Come Abramo, anche noi saremo benedetti, con una benedizione eterna nei Cieli
Il cammino è lungo e san Paolo, nella seconda lettura di oggi, così esorta Timoteo: «Soffri con me per il Vangelo» (2Tim 1,8). Per rimanere fedele al Vangelo, lungo il non facile cammino di questa vita, e per annunziarlo al mondo, il cristiano deve tener conto che inevitabilmente ci sarà qualcosa da soffrire. L'apostolato di san Paolo fu costantemente contrassegnato dalla croce. Questo non deve però spaventare il fedele discepolo del Signore. Dio - come abbiamo udito nel salmo di oggi - «è nostro aiuto e nostro scudo» (Sal 32,20) e ci sarà accanto nell'ora della prova.
In questo cammino è indispensabile una grande fiducia nel Signore, nel suo aiuto onnipotente, e una fervida vita di preghiera, per avere la forza di andare sempre avanti. La necessità della preghiera è messa in luce dal brano del Vangelo che abbiamo prima ascoltato. Gesù condusse in disparte, «su un alto monte» (Mt 17,1), Pietro Giacomo e Giovanni e si trasfigurò davanti a loro, facendo loro scorgere un riflesso della sua Gloria divina.
Per i tre Apostoli, l'esperienza della Trasfigurazione fu qualcosa di indimenticabile. Era così grande la loro gioia che avrebbero voluto rimanere lì per sempre, al punto che Pietro chiese di poter fare tre capanne, una per Gesù, una per Mosè e una per Elia. Pietro non aveva ancora compreso che per giungere alla Gloria di Dio bisogna prima passare per la croce.
Gesù condusse i tre Apostoli sul monte Tabor, il monte della Trasfigurazione, per fortificarli con l'esperienza della sua Gloria divina, nell'imminenza della sua Passione e Morte in croce. Era bello fermarsi lì, ma gli Apostoli dovettero ridiscendere quel monte e riprendere il cammino dietro Gesù che si incamminava verso un altro monte, quello del Calvario.
L'episodio della Trasfigurazione ci insegna la necessità della preghiera. Anche noi dobbiamo salire il "monte della preghiera". Nel silenzio e nel raccoglimento, anche noi faremo una esperienza indimenticabile che darà a noi la forza di andare avanti e di affrontare le inevitabili prove della vita. In questo periodo di Quaresima, troviamo anche noi il tempo per "salire il monte della preghiera". Gesù ci aspetta.
Nell'episodio del Vangelo di oggi c'è un altro particolare molto bello: la voce del Padre che dice: «Questi e il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo» (Mt 17,5). Il Signore ci parla nella preghiera, ispirandoci buoni propositi di miglioramento. Bisogna ascoltarlo. Il Signore ci parla inoltre attraverso la Chiesa, per mezzo dei suoi rappresentanti, iniziando dal Papa. Dobbiamo essere docili al suo Magistero, consapevoli che chi ascolta la Chiesa, e pertanto il Papa, ascolta il Signore.
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Pubblicato 10 anni fa...

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