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VA IN OSPEDALE PER UN MAL DI SCHIENA... LE OFFRONO L'EUTANASIA
Va in ospedale per un mal di schiena e, anziché ricevere cure, le viene proposta l'eutanasia. E' quanto accaduto ad una donna canadese che dopo essere corsa al pronto soccorso per essersi svegliata con delle fitte alla schiena, si è sentita proporre l'eutanasia, prima ancora di aver effettuato un esame. Miriam Lancaster, 84 anni, di Vancouver, è la protagonista di questa assurda vicenda avvenuta nell'aprile del 2025.
Secondo il medico che le ha proposto il Maid (l'assistenza medica per morire) la signora avrebbe potuto scegliere come alternativa alle doverose cure che la struttura ospedaliera a cui si era rivolta, il Vancouver General Hospital (VGH), le doveva, la possibilità di farla finita, prima ancora di sapere quale fosse la causa del suo dolore fisico. In realtà la causa dell'infortunio era piuttosto banale: la donna aveva semplicemente un bacino fratturato a causa dell'osteoporosi. Dopo essere rimasta per una settimana in quell'ospedale, sarebbe stata poi trasferita in un'altra struttura, dove è poi guarita nel giro di un mese.
La cosa più agghiacciante, oltre al fatto in sé, è che, come testimonia la figlia Weaver presente al momento dell'accaduto, il medico avrebbe cercato in qualche modo di convincere la paziente ad optare per una decisione così estrema: «Il Maid è un'opzione che porrebbe fine al dolore per sempre» le sarebbe stato detto. Ovviamente Weaver si chiede cosa sarebbe potuto succedere se lei non fosse stata accanto a sua madre in quel momento e se la donna fosse stata affetta da una patologia ben più grave o se fosse stata depressa e quindi estremamente condizionabile. Il problema è che in Canada simili episodi sono diventati frequentissimi.
Pensiamo a quanto accaduto a Roger Foley, affetto da atassia cerebellare, un serio disturbo neurovegetativo. Nel 2018 l'uomo si era trovato di fronte a due tragiche alternative: sborsare più di 1.500 dollari al giorno per le cure di cui aveva bisogno - e che non poteva permettersi - oppure come unica, assurda alternativa, accettare l'eutanasia. Foley, fortunatamente, decise di non farsi sopraffare ma, al contrario, di prendere in mano la situazione e di denunciare l'ospedale e il governo dell'Ontario, realizzando due registrazioni (una del 2017, l'altra del 2018) nelle quali il personale ospedaliero, incredibilmente, cercava con insistenza di spingerlo a farla finita. E non si pensi che si tratti di casi isolati.
Pensiamo anche all'atleta paralimpica Christine Gauthier, la quale qualche anno fa aveva osato protestare per i ritardi nell'installazione in casa sua d'un montascale; risultato: si è sentita proporre la morte assistita. Ce ne sono tante di situazioni e di esempi concreti che dimostrano come la teoria della pallina sul piano inclinato è veritiera. Parliamo cioè della metafora che descrive l'inarrestabile scivolamento verso derive eticamente inaccettabili, partendo da piccole concessioni iniziali apparentemente innocue o da casi estremi. E tutto ciò è provato anche da quanto contenuto in un documento officiale canadese, ovvero il rapporto della Commissione sul fine vita in Quebec.
Per la precisione, a pag 11 sono stati esaminati i casi di persone che, tra il 1°aprile 2018 e il 31 marzo 2019, hanno avuto accesso all'aide médicale à mourir, si parlava di almeno «tre casi» in nei quali «la diagnosi della persona era una frattura dell'anca». Quindi perché non proporre l'eutanasia a chi ha anche un semplice mal di schiena? Tutto questo potrebbe arrivare, anche presto, da noi. Esempi così gravi dovrebbero almeno in teoria, incidere sul dibattito italiano e portare chi spinge per la morte assistita a riflettere sugli scenari agghiaccianti che si aprirebbero una volta tolti tutti i paletti che tengono ben ferma e salda la concezione della sacralità della vita.
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Pubblicato 10 anni fa...

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