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SILVIA SALIS IMITA LA MELONI E SI DICE MADRE, ETERO E CATTOLICA, MA POI...
La consulente dell'astro nascente del progressismo italico insulta i cattolici
di Federica di Vito
 

Dodici anni dopo che sulla copertina di Vanity Fair appariva un Renzi chic dallo sguardo ammiccante ci risiamo con il fenomeno progressista del momento: la sindaca di Genova Silvia Salis. Meglio vestita e con un consulente d'immagine più azzeccato (mai ai livelli dell'armocromista della Schlein, bisogna ammetterlo), ma la strategia è la stessa. 
L'anteprima del numero di Vanity Fair in uscita il 22 aprile con Silvia Salis in copertina viene così lanciata sui social: «Di Silvia Salis oggi parlano tutti. All'estero, il quotidiano inglese The Guardian le dedica un ritratto da icona progressista italiana. Qualche settimana prima, l'agenzia di stampa Bloomberg News l'ha soprannominata "Anti-Meloni"». Nel corso dell'intervista è proprio alla premier che la Salis fa il verso. Certo, da una che proviene dal mondo dello sport ci si aspettava una competitività più originale, invece «sono una madre, sono cattolica, sono sposata, sono eterosessuale» è esattamente ciò che ha detto la sindaca. Per poi aggiungere: «Ma non credo che il mio sia l'unico modello o che sia migliore degli altri. Il Comune è laico, l'amministrazione è laica, il Paese è laico. E lo dico da cattolica». 
Mentre costei tenta di garantirsi un'immagine quasi moderata, una figura pubblica da lei scelta fa uscite ben più spinte. Ilaria Gibelli, avvocato e consulente del Comune per le questioni Lgbt, ha pubblicato una storia (ora non più visibile) sul credo religioso degli elettori dei principali partiti politici. Lo schema pubblicato, elaborato sulle elezioni europee del 2024, metteva in evidenza che tra gli elettori di Fratelli d'Italia la rappresentanza cattolica è dell'83,8%, in Forza Italia del 79%, nella Lega del 76,6% e poi a scendere con M5s e Partito democratico. Fin qui, tutto bene. Se non fosse che l'avvocata ha poi aggiunto: «Non fa una piega, i partiti cattolici sono quelli più: omofobi, transfobici, razzisti, islamofobi, maschilisti, si può continuare». Che dire, complimenti per la profonda argomentazione. 
«Affermare che i partiti più cattolici sono quelli omofobi, transfobici, razzisti, islamofobi e maschilisti non è solo falso e offensivo: è un atto discriminatorio, al confine del razzismo, che rivela preconcetti evidenti», l'ha accusata Ilaria Cavo, deputata ligure, presidente del Consiglio nazionale di Noi Moderati e capogruppo di Noi Moderati Orgoglio Genova in Consiglio comunale, che chiede alla Salis «che si professa fervente cattolica» di «recedere immediatamente dal contratto che impegna centinaia di migliaia di euro pubblici in una figura che offende il mondo cattolico». Per chi non lo sapesse, la consulente è stata incaricata per contrastare le discriminazioni del mondo arcobaleno attraverso specifiche attività di sensibilizzazione al modico costo di 156.000 euro di soldi pubblici. Probabilmente la sindaca era impegnata col lancio del numero di Vanity Fair e deve esserle sfuggita questa sua ultima uscita a dir poco discriminatoria.
Speriamo colga presto l'occasione per dimostrare che, come ha ribadito nell'intervista, in special modo quando si parla di una donna, non si debba «guardare a come si veste e a come appare» ma al «merito politico». E qui stiamo parlando di quello che ha affermato la sua consulente, non certo di come si veste. Ci stiamo chiedendo nello specifico se sia opportuno affidare questo ruolo a una persona che mentre difende alcuni selezionatissimi diritti allo stesso tempo offende milioni di persone per il loro credo. Aspettiamo che il sindaco Salis - quando si riprenderà dall'impennata di popolarità e dal concerto techno - prenda le distanze da tali espressioni, in fondo ci ha già abituati a strategie di dietrofront quando la sua Amministrazione aveva censurato il Presepe per poi precisare, a polemica scoppiata, che in realtà era solo stato spostato.
Intanto a noi la copertina di Vanity Fair sa tanto di "candidatura in pectore" alle prossime elezioni politiche. D'altronde è stata la stessa Salis rispondendo a Bloomberg a far riferimento a questa possibilità: «Se mi chiedessero di candidarmi contro Giorgia Meloni? Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione. Quest'attenzione nazionale mi lusinga». Chi l'avrà vinta, la glamour Schlein che posa per Vogue o la Salis "pulita" di Vanity Fair?

 
Titolo originale: Silvia Salis si dice madre, etero e cattolica. Ma la sua consulente insulta i cattolici
Fonte: Sito del Timone, 22 aprile 2026