DON ALBERTO RAVAGNANI, DAL SACERDOZIO A BALLANDO CON LE STELLE
L'ex youtuber chiede di essere giudicato soltanto per il presente, ma è proprio la sua storia sacerdotale che gli ha dato il successo
di Federica Di Vito
All'indomani del suo esordio a Ballando con le stelle, Alberto Ravagnani ha affidato ai social e alle interviste uno sfogo per chiedere di non essere più etichettato esclusivamente per la sua vita precedente: «Spero che non si ritorni più solo sul mio passato, ma si guardi al presente e al futuro». Il trentatreenne ex sacerdote si è detto infastidito dai continui riferimenti alla vita sacerdotale, dalle domande sulla sua vicinanza alle donne e dai giudizi di chi in giuria lo ha definito «troppo puro». Ma a riportarlo alla realtà del format è stata Barbara D'Urso durante la diretta: «Ti sei lamentato perché abbiamo parlato di quello che eri prima, ma sei qui per la tua storia».
Come notato anche da alcuni media, pretendere che il pubblico e i giudici cancellino da un giorno all'altro sostanzialmente l'unico elemento biografico che gli ha spalancato le porte della prima serata è una mossa quantomeno ingenua. «È come se a un bambino dici sempre che è un teppista: lui ci prova, ma...», tenta di abbozzare Alberto, apparso in difficoltà e incalzato da tempi televisivi ben diversi dai ritmi dei suoi monologhi su YouTube. Ma Barbara D'Urso taglia corto, stroncando un paragone apparso forzato e fuori luogo. Del resto, a meno di un anno dall'abbandono del sacerdozio, la pretesa di azzerare la memoria collettiva è incomprensibile: è stato proprio il suo ruolo da prete-influencer a garantirgli la visibilità mediatica di cui gode oggi.
Teso e al tempo stesso trepidante di lasciarsi cucire addosso il giudizio della giuria, Alberto sperava forse di trovare ben altro in questa sua ricerca di una nuova identità. «Cosa stai cercando?», gli hanno chiesto durante la diretta, «sono in viaggio, continuo il mio cammino», ha risposto lui. Interessante che persino nei meccanismi del gossip televisivo traspaia un punto fondamentale, ben sintetizzato dalle domande pressanti dei giudici: «Non sei qui per essere un futuro Roberto Bolle, ma per la tua storia che ci piacere indagare perché ci pone tanti interrogativi». O ancora: «Mi saresti piaciuto come prete, ma cominci a piacermi da ballerino». Non è strategia, è ricerca di autenticità, risponde Alberto annaspando fra i commenti.
Non c'è più un ruolo «istituzionale», come lo definisce Ravagnani, ma le aspettative da cui credeva di essersi emancipato si sono semplicemente ricalibrate sulle pretese dei giudici e di un pubblico tutt'altro che indulgenti. Le curiosità che lo infastidiscono sono la prassi di chi plasma personaggi televisivi a uso e consumo dello share. Ma il punto di fondo è un altro: Alberto continua a suscitare domande perché il sacerdote non interpreta una parte e non riveste semplicemente un ruolo, ma risponde a una vocazione, a una chiamata che pone fragili vasi di argilla nelle mani del migliore vasaio.
Non sono nel nostro stile il verdetto immediato o la morale preconfezionata in due battute senza approfondimento; tanto che c'è mai stato alcun intento di puntare il dito contro la persona e non lo abbiamo fatto neppure quando gli abbiamo dedicato la copertina del mensile di marzo 2026. Ciò che però lascia senz'altro perplessi è la pretesa di stupirsi per l'attenzione sul proprio passato. Il percorso da "don Alberto" non è un dettaglio da liquidare con insofferenza: è, tra le altre cose, la prima ragione per cui oggi si trova in prima serata. «Sarò prete per sempre, in un certo senso sì», diceva Alberto in un salotto televisivo a poche settimane dalla scelta di abbandonare il sacerdozio. E anche, caro Alberto, la tua dichiarazione, piaccia o meno, è ancora valida.
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Titolo originale: Caro Ravagnani, ti chiedono di «don Alberto» perché è il motivo della tua fama
Fonte: Sito del Timone, 12 ottobre 2026