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SPERANZA E' SENZA SPERANZA: CONFERMA GLI ERRORI E LI RIVENDICA

L'ex ministro Speranza in Commissione Covid è un disco rotto: nessuna autocritica, nonostante gli errori emersi

di Andrea Zambrano

 

Come era prevedibile l'audizione dell'ex ministro della Salute Roberto Speranza in Commissione Covid ha riservato scintille e polemiche con gli esponenti della maggioranza. Ma al termine dell'audizione lunghissima durata fino alle 20, le domande che si auspicava ricevessero risposte adeguate dall'allora titolare della gestione pandemica, sono rimaste inevase.
La Tachipirina e vigile attesa? «Propaganda»; i danneggiati da vaccino? «Beh, lo sapevamo, abbiamo anche stanziato 150 milioni di euro per gli indennizzi, ma io sto dalla parte del vaccino»; chiedere scusa ai danneggiati offesi da lui? Nessuna risposta. Il green pass e gli obblighi vaccinali? «Li rivendico».

HO SEGUITO LA SCIENZA DEL MOMENTO
Speranza ha riferito a Palazzo San Macuto in quello che è diventato uno dei momenti più importanti dell'attività della Commissione Bicamerale Covid per difendere la sua attività di governo. Ha rivendicato le sue decisioni politiche e ha chiesto di essere giudicato come politico. Due le direttrici fondamentali nel suo discorso: il diritto alla salute e la fiducia nella scienza.
«Sono stato accusato di essere rigido e rigorista, ho avuto contro tanti interessi, prendiamo ad esempio il mondo delle discoteche - ha esordito citando la giustezza, a suo avviso, dei lockdown -, ma rivendico a testa a alta di aver assunto decisioni per la vita delle persone perché i danni economici sono riparabili». Sui lockdown: «Siamo stati i primi in occidente a imporre i lockdown», ha riferito citando i dati pubblicati su Nature che hanno stimato in 630mila le persone salvate in Italia solo con il primo lockdown.
E ha detto di aver sempre confidato nella «miglior conoscenza scientifica del momento». Questo concetto della scienza come in evoluzione, con la migliore evidenza possibile che emergeva, è stato il tratto distintivo della sua difesa: «Le decisioni sono state prese ascoltando la scienza del momento».
E dopo aver annunciato una citazione di Papa Francesco, imbeccato dal presidente Lisei che lo ha "rimproverato" perché la sua relazione era già finita sulle agenzie, si è congedato con un giudizio molto pesante sulla Commissione Covid: «Ho avuto la sensazione in questi mesi leggendo i vostri resoconti che fosse costruita per colpire gli avversari politici, ma non ci porta lontano serve per raccogliere qualche consenso ma dove ci porta?»

RIVENDICO I VACCINI
I vaccini: «Io penso che i vaccini siano stati il game changer di questa pandemia. Lo dico sulla base di evidenze» e ha citato tre studi: quello dell'Iss («in un solo anno in Italia da gennaio '21 a gennaio '22 grazie ai vaccini si salvano 200mila vita e si evitano 507mila ospedalizzazioni»); quello dell'Oms («tra dicembre 2020 e marzo 2023 grazie ai vaccini in Europa si salvano 1,6 milioni di vite») e quello pubblicato su Jama nel dicembre 2025 e che per Speranza è lo studio che smonta tutte le pretese di incolpare i vaccini: «In Francia, su 28 milioni di persone analizzate e seguite per 4 anni, 22 milioni di vaccinati e 5 milioni di non vaccinati, i vaccinati hanno il 75% di possibilità in meno di morire per il covid e il 25% di possibilità in meno nei vaccinati di morire di altre patologie».

GREEN PASS GIUSTO
«Confermerebbe Green pass e obblighi vaccinali?», lo incalza il deputato di FdI Filini. «Sì, perché l'obiettivo era salvare delle vite col vaccino». Anche col presidente Lisei è emerso il problema del Green pass come strumento politico perché il vaccino non preveniva il contagio. «Possiamo affermare con certezza che il Green pass non preveniva i contagi? Ce lo hanno detto tutti gli esperti». Risposta: «Il Green pass aveva la funzione - ha detto - di sostenere la vaccinazione, ma la capacità del vaccino di prevenire il contagio non era né zero né 100%. Era una capacità all'inizio molto alta che scemava col passare dei mesi e che è cambiata anche con l'evoluzione del Covid con le varianti successive. E anche una capacità relativa di ridurre il contagio ci aiutava». Peccato però che queste informazioni non emersero quando venne introdotto il Green pass. Insiste Lisei: «Dicevate che era sterilizzante e chi lo aveva era certo di non trasmettere il contagio, cosa che era falsa. I vostri esperti del Cts, Richeldi e Rezza ce lo hanno confermato in audizione». Silenzio.
Anche Borghi lo ha incalzato sul Gp: «Il tasso di occupazione delle terapie intensive era al 4% nel dicembre 2021, ma lei e Draghi avete sacrificato il lavoro della gente sulla base di balle». Speranza ha continuato a ripetere a macchinetta che la sua capacità sterilizzante era in evoluzione. A seconda delle varianti successive. Anche Buonguerrieri gli ha risposto: «Anche le case farmaceutiche dicevano che il vaccino non era stato autorizzato per la prevenzione. La sua è una narrativa», ha concluso rimarcando la sua tendenza autoassolutoria.

DANNEGGIATI OFFESI
Effetti avversi e danneggiati da vaccino? «I danneggiati meritano rispetto - ha detto Speranza per la prima volta - voglio solo ricordare che da Ministro della Salute ho fatto parte di un governo che nel gennaio '22 col Decreto Sostegni Ter ha stanziato 150 milioni di euro per finanziare gli indennizzi ai cittadini vaccinati e danneggiati dal vaccino covid». Ma Speranza non ha avuto la forza di ammettere che questi indennizzi sono impossibili da raggiungere perché il meccanismo della legge per accedervi è proibitivo. Infatti, Lucio Malan lo ha incastrato ricordandogli «l'obbligo surrettizio del Super Green Pass per costringerli a firmare il consenso informato» cosa che «ha costretto tanti cittadini danneggiati a veri e propri calvari burocratici e legali, arrivando persino a voltare loro le spalle nelle occasioni pubbliche».
Gli scontri con la deputata Alice Buonguerrieri (FdI) e con il deputato leghista Claudio Borghi sono stati decisamente al calor bianco. Ad esempio, quando la capogruppo di FdI gli ha chiesto se pensasse di chiedere scusa al danneggiato (Andrea Sillo di Persone in cammino che sarà ascoltato giovedì) che aveva offeso: «Nel febbraio 2025 - ha detto la Buonguerrieri - rispondendo ad una contestazione ha detto: "Il protocollo vigile attesa non esiste è una vostra invenzione è un'invenzione dei no vax". Da cittadino, da parlamentare, da ex ministro alla salute, nel chiamare con disprezzo no vax quelli che fidandosi di lei si sono vaccinati e oggi lamentano effetti avversi e danni da vaccino, non prova un po' di vergogna?».
Speranza a quel punto ha attaccato la Buonguerrieri dicendole che parlava per qualche like sui social. Ma tutto è stato ricondotto a bollare queste evidenze come «propaganda, campagna denigratoria» nei suoi confronti. «Gridare in Commissione Covid "No, non chiedo scusa e non mi vergogno" è la fotografia definitiva dell'arroganza politica di Roberto Speranza e di una sinistra che si ritiene infallibile anche davanti ai disastri certificati dalle carte», ha poi detto la Buonguerrieri.

VIGILE ATTESA È PROPAGANDA
Sulla Tachipirina e vigile attesa, l'ex ministro ha ribadito che si è trattato di «parole improprie, figlie di una propaganda che è stata montata». Ma nonostante sia la Buonguerrieri («lei cerca di negare l'esistenza di questa circolare perché forse ne è pentito?») sia il presidente Marco Lisei («le evidenze che lei porta sono tutte ex post, con scienziati di vostro riferimento») lo abbiano smentito, lui ha insistito sulla linea.
Con Borghi, il siparietto è stato il medesimo: «Lei dice che l'Italia è stata un modello. Ma dove? In realtà l'Italia è stata il Paese che ha avuto più morti in rapporto alla popolazione, non può dire che è stata un modello». E ancora: «Ha parlato di democrazia, ma la democrazia è il potere di un popolo informato. Io presentai 8 interrogazioni al suo ministero. A quante ha risposto? A nessuna», ha detto Borghi con Speranza che lo liquida così: «Non lo so, le interrogazioni le lasciavo ai miei sottosegretari».
Il presidente dei senatori di FdI Lucio Malan gli chiede quali fossero gli studi a sostegno della Tachipirina e vigile attesa. Ma anche qui l'ex ministro ha glissato. E Bignami lo ha accusato di aver scaricato sui tecnici del Ministero.

C'ERANO PRESSIONI SUI VACCINI
Un altro momento di scontro acceso con la maggioranza è stato quando Alice Buonguerrieri gli ha chiesto conto delle pressioni che avrebbe fatto sugli esperti del Cts per non interrompere le vaccinazioni dopo le perplessità sul vaccino AstraZeneca sotto i 60 anni. Pressioni confermate in audizione dall'allora presidente di Aifa Giorgio Palù e da alcuni audio in Cts che coinvolgevano il presidente del Cts Locatelli. L'ex ministro nega, si agita poi minaccia querela. A quel punto la Buonguerrieri gli cita una seduta del comitato cui Speranza era presente. «Lei disse che "siamo oltre le più rosee aspettative, ma dobbiamo spingere. Non bisogna mostrare dubbi adesso, dobbiamo spingere sull'entusiasmo, non dobbiamo macchiare in nessun modo questo patrimonio. Essere insicuri vi prego di gestire la materia insieme con prudenza e cautela abbiamo un clima fantastico sulla campagna vaccinale rischiamo un contraccolpo". Le chiedo conto di questo».
L'ex ministro ha rivendicato tutte quelle parole perché «la campagna di vaccinazione era l'arma che avevamo per salvare vite», poi arrampicandosi sugli specchi ha cercato di cambiare la lettura su quella frase: «Chiesi di non cambiare idea e ribadisco con tutta la forza di cui dispongo che ero preoccupato che degli ondeggiamenti potessero disorientare l'opinione pubblica». «Una derubricazione inaccettabile», ha concluso la Buonguerrieri.
Di molto altro si è discusso durante l'audizione anche con i membri delle opposizioni, dalle terapie monoclonali al piano pandemico, dalla chiusura nella bergamasca alla chiusura delle piste da sci. È probabile che l'ex ministro ritorni in Commissione per affrontare altri argomenti. Restano però due fatti indiscutibili dopo questo round estenuante. Di fronte a evidenze scientifiche che smontano i lockdown, la vigile attesa, il green pass, l'esistenza dei danneggiati, Speranza ha utilizzato il solito metodo del «lo ha detto scienzah», fornendo dati parziali e non accettando i riscontri forniti dai commissari nei confronti dei quali si è assistito spesso a scontri sterili e richiami all'ordine.
Il secondo dato è che per la prima volta l'ex ministro è stato costretto a confrontarsi non solo con opinioni diverse, ma con verità incontestabili di fronte alle quali non ha fatto altro che balbettare la sua versione, comodamente costruita in anni di narrativa. Se questa discussione si fosse svolta a suo tempo in Parlamento e fosse stata data la possibilità ai tanti dubbiosi di avere diritto di cittadinanza, forse oggi racconteremmo una storia diversa.

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Titolo originale: Speranza è senza speranza: conferma gli errori e li rivendica

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27 ottobre 2026

Pubblicato su BASTABUGIE n.1001
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