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IL TRACOLLO DELLA SCUOLA ITALIANA: UN MILIONE DI STUDENTI IN MENO NEI PROSSIMI 10 ANNI
Non è colpa della crisi economica perché basta ricordare che le nostre nonne facevano figli anche durante la guerra (perché sapevano che il matrimonio felice è quello che Dio ha unito e che l'uomo non può separare)
di Lorenzo Bertocchi

La notizia è di questi giorni, l'anno prossimo 70.000 studenti in meno nelle aule scolastiche. Le proiezioni al 2028, scrive Orrizontescuola.it, indicano un calo di studenti dalla scuola dell'infanzia a quella secondaria di secondo grado pari al 13% - 11%. In termini assoluti, corrisponde a una diminuzione di circa un milione di studenti.
La tendenza è segnata e prosegue da un po' di anni, e non è nemmeno una grande scoperta. Se gli italiani non fanno più figli il risultato è questo, e l'Italia è dentro al peggior inverno demografico che si possa immaginare. Con i dati Istat alla mano, nel 2018 i nuovi nati sono stati 449.000, il numero peggiore dall'Unità d'Italia, con un bilancio tra nati e morti in negativo di 187.000 unità (nel 2017 era ancora peggio, - 191.000).
I numeri non lasciano scampo. Oggi tocca alla scuola, domani sarà il turno del mondo del lavoro, quindi il problema del welfare e, in particolare, quello delle pensioni da pagare.
Tutti, ma proprio tutti, a volte anche taluni uomini di chiesa, si ritrovano a condividere che la causa per cui oggi gli italiani non fanno più figli è quella economica. Ma è piuttosto curioso leggere le statistiche storiche dell'Italia, perché si nota che nel periodo 1940 - 1945, cioè durante la seconda guerra mondiale, nascevano figli (una media di circa 900.000 nati all'anno) allo stesso ritmo dei favolosi anni Cinquanta e Sessanta, cioè in pieno boom economico italiano. Insomma, le nostre nonne e bis-nonne i figli li facevano anche sotto le bombe, e con ben scarse prospettive economiche e sanitarie.
Sarebbe importante allora che anche i pro family impegnati nel dibattito sociale e politico non dimenticassero che oltre alle misure economiche, per quanto importanti, c'è di più.
San Giovanni Paolo II in una sua enciclica, Evangelium vitae, scriveva «che siamo di fronte a una realtà più vasta, che si può considerare come una vera e propria struttura di peccato, caratterizzata dall'imporsi di una cultura anti-solidaristica, che si configura in molti casi come vera «cultura di morte». Essa è attivamente promossa da forti correnti culturali, economiche e politiche, portatrici di una concezione efficientistica della società». E, in un altro passo, annotava che esiste «una mentalità edonistica e deresponsabilizzante nei confronti della sessualità», accompagnata da «un concetto egoistico di libertà che vede nella procreazione un ostacolo al dispiegarsi della propria personalità. La vita che potrebbe scaturire dall'incontro sessuale diventa così il nemico da evitare assolutamente e l'aborto l'unica possibile risposta risolutiva di fronte ad una contraccezione fallita».

Nota di BastaBugie: Giuliano Guzzo nell'articolo seguente dal titolo "Il matrimonio è come il vino buono. Invecchiando migliora" parla del segreto di un matrimonio felice.
Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 13 marzo 2019:
Il segreto di un matrimonio felice? Chiedetelo a vostra nonna. No, non hanno detto esattamente queste parole, eppure i quattro coautori di una recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Emotion non sono giunti a conclusioni poi molto diverse. Lo studio, intitolato Age-related changes in emotional behavior, è stato realizzato considerando un campione di 87 coppie monitorate per un arco temporale di 13 anni; alcune di esse erano composte da coniugi sposati da almeno 15 anni mentre altre, più anziane, erano coppie unite in matrimonio da almeno 35 anni.
Scopo del lavoro - come suggerisce già il suo titolo - era quello di verificare con più accuratezza possibile se e come i comportamenti emotivi mutano durante il matrimonio, con particolare attenzione a dinamiche legate all'invecchiamento. Ebbene, al termine di questa lunga ricerca si è appurata una cosa sorprendente, e cioè che il comportamento emotivo negativo - come l'essere irritabili o polemici - diminuiva nelle coppie ma man mano che marito e moglie invecchiavano, con un parallelo aumento del comportamento emotivo positivo, riconducibile a manifestazioni di umorismo ed entusiasmo.
L'idea che il matrimonio sia la tomba dell'amore e che conduca all'infelicità di coppia si è dunque rivelata una fake news bella e buona. Certo, qualche moglie, con l'età, si è mostrata un po' meno affettuosa e più prepotente che in passato, ma complessivamente l'esito dello studio è stato che sì, l'amore coniugale è proprio come il vino: invecchiando, migliora. Perché matura.
Non per nulla gli autori di questo studio sono giunti a dare ragione a quanto affermava una pubblicazione che già decenni or sono, nel 1985, sosteneva che «le fasi iniziali di una relazione sono contrassegnate da un amore romantico e pieno di passione, mentre gli adulti che sono sposati per periodi di tempo più lunghi sperimentano uno spostamento verso l'amore compagno». Una maturazione dell'amore, appunto.
Robert Levenson, professore di psicologia all'Università di Berkeley e autore principale dello studio, ha poi messo in evidenzia un altro riscontro interessante emerso con questa ricerca. «I nostri risultati fanno luce su uno dei grandi paradossi della tarda vita», ha dichiarato Levenson, il quale ha poi aggiunto: «Nonostante sperimentino la perdita di amici e parenti, le persone anziane in matrimoni stabili sono relativamente felici e sperimentano bassi tassi di depressione e ansia. Il matrimonio si rivela insomma benefico per la loro salute mentale».
Suffragano queste conclusioni altre evidenze scientifiche. Come quelle di ricerche che, basandosi su un campione di 1 milione di persone suddivise in 7 distinti Paesi europei, hanno riscontrato come la decisione di sposarsi sia positivamente associata ad un aumento della vita che va dal 10 al 15%.  Non sorprenderà a questo punto apprendere come, in uno studio comparativo di qualche anno fa condotto su 17 Paesi occidentali e il Giappone, gli studiosi Stack e Eshleman abbiano rilevato come le coppie sposate siano in genere molto felici, addirittura il 3,4 in più di quelle conviventi.
I benefici della vita coniugale sono tanti e tali che, nel dicembre 2016, persino l'insospettabile quotidiano Repubblica non ha potuto che prendere atto delle risultanze di una ricerca pubblicata sul Journal of the American Heart Association a proposito del legame positivo che esiste tra matrimonio e salute.
Tuttavia, affinché i benefici della vita di coppia si facciano sentire - inclusi quelli del miglioramento del comportamento emotivo rilevati da Emotion - è ovviamente necessaria una cosa, e cioè che i matrimoni durino. Proprio come quelli dei nostri nonni.

 
Titolo originale: Quando le nostre nonne facevano figli sotto le bombe
Fonte: Sito del Timone, 8 aprile 2019