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L'OCCHIO E L'ORECCHIO: IL DOVERE DI STATO
«Se l'orecchio dicesse: "Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo", non per questo non farebbe più parte del corpo» (1Cor 12,16). È così che il grande apostolo San Paolo, ispirato da Dio, vede e descrive la Chiesa, fratelli e sorelle: come il corpo di un uomo. In un corpo ci sono diversi organi - come l'orecchio e l'occhio per l'appunto - che hanno diverse funzioni, e che solo insieme, collaborando, accettando che nessuno di loro è il corpo intero, ma solo un suo organo limitato, permettono ad un uomo di vivere, di respirare, di camminare, di vedere, di udire, di parlare.
Ma il corpo funziona quando l'occhio fa solo l'occhio e l'orecchio fa solo l'orecchio, sapendo che entrambi sono membra indispensabili, insostituibili e uniche del corpo. Dentro la Chiesa, nostra madre e sposa di Cristo, ciascuno di noi ha ricevuto, accolto e scelto una vocazione e possiamo diventare santi e felici in questa vita terrena e salvi per l'eternità dopo la nostra morte se abbracciamo la nostra vocazione. Ma dobbiamo sempre ricordare che, per tornare a San Paolo, se sei occhio non sei orecchio, che tu hai una vocazione specifica che comporta alcuni doni, e altri no.
IL COMPITO DEL SACERDOTE
Ricordo come fosse ieri, appena diventato prete, il mio primo oratorio: quei bravi giovani, con il cuore entusiasta e confuso, non si capacitavano del fatto che io, a differenza del mio predecessore, non andassi con loro al bar, o ai concerti, o a suonare con loro.
Mi domandavano, quei ragazzi che ancora porto nel cuore dopo 20 anni, cosa ci fosse di male in questo, e io rispondevo che non c'era nulla di male: che era buono, sano e giusto che loro, giovani, andassero al bar, purché non eccedessero nel bere, e ai concerti; ma il mio posto era restare in oratorio, perché il posto del papà è a casa, in modo che non solo loro, "la compagnia del don", ma qualsiasi ragazzo, anche meno brillante ed estroverso di loro, sapesse che c'era una casa in cui avrebbe sempre trovato un padre ad aspettarlo, perché è questo il compito di un padre: aspettarti a casa. Questa scelta, insieme all'uso frequente della veste talare, d'inverno anche del tabarro, e alle ore che dedicavo al confessionale, spesso ore in cui semplicemente aspettavo che passasse qualche penitente, inizialmente li confuse. Ma poi, col trascorrere del tempo, qualcuno di loro iniziò a venire non più in compagnia a domandarmi se andavo al concerto, ma da solo, spesso con gli occhi lucidi, a domandarmi un ascolto, un consiglio, una parola, una benedizione, e, qualche volta, anche una confessione. Fu per me una conferma importante: non c'era niente di sbagliato in sé a suonare con loro, ma non era la mia vocazione: io, sacerdote, sono chiamato ad accogliere le loro lacrime e i loro dubbi, a portare loro la carezza di una benedizione, il perdono di Cristo. Io non sono tutto il corpo, io sono un prete. L'orecchio non è occhio.
LA SPOSA È PER LO SPOSO
Una sposa è chiamata innanzitutto a dedicare il suo tempo, la sua dolcezza, la sua saggezza, la sua anima e il suo corpo, al suo sposo; questa è la sua vocazione, e questa è la vocazione del suo sposo.
E comprendi se qualcosa è per te la priorità innanzitutto da quanto tempo dedichi a qualcosa, perché è il tempo il primo criterio per comprendere come stiamo spendendo la nostra vita. Gli altri criteri poi sono l'impegno che metti in una cosa, il denaro che impieghi in una cosa...
Fratello, sorella, qual è la tua priorità?
Quanto tempo, quanta energia dedichi a chi hai sposato in Cristo?
Spesso nelle liti tra sposi esplode una grande amarezza perché non ci si sente scelti come priorità: la tua sposa deve venire prima di altre cose, anche fossero cose buone: non è sufficiente che tu dica al tuo sposo, alla tua sposa, che non sei a zonzo a divertirti, ma che manchi spesso perché lavori molto o perché fai tanto volontariato, persino in parrocchia, persino nella preghiera: sono tutte cose buone e necessarie, ma c'è un ordine, c'è una gerarchia: se la tua sposa non è più la tua priorità, allora forse devi riflettere sulla possibilità di ridurre il tuo lavoro, anche se così potrete permettervi una casa meno bella. Se il tuo sposo non è più la tua priorità, allora forse devi riflettere sulla possibilità di ridurre i tuoi impegni nel volontariato, persino in parrocchia, persino nella preghiera, anche se il tuo don e i tuoi parrocchiani ti stimeranno di meno.
Riuscire a fare questo è difficile, perché non stai rinunciando a qualcosa che è male in sé, ma stai scegliendo di riconoscere che sei creatura limitata, che sei un membro del corpo, e non il corpo intero, e che quindi dovrai dire dei no anche a richieste buone, per dare la priorità alla tua vocazione, dovrai accettare che non sempre potrai salvare tutti, perché è solo Uno il Salvatore.
E questa riflessione vale anche per chi non è né sposo né sacerdote, perché comunque sei chiamato a comprendere la tua vocazione di battezzato, ad esempio dedicandoti completamente all'insegnamento e all'educazione dei ragazzi, ma anche in quel caso sei chiamato a riconoscerti creatura limitata che deve scegliere delle priorità, che deve dire dei no perché tu non sei Dio.
L'orecchio non è occhio. Io sono innanzitutto sacerdote, tutto il resto deve venire dopo.
Tu sei innanzitutto sposa, tu sei innanzitutto sposo, tutto il resto deve venire dopo.
Se intravedi una verità in questa mia riflessione ti invito ad approfondire questo pensiero nelle opere di un padre spirituale troppo poco conosciuto e di cui non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo: san Francesco di Sales.
LA BUSSOLA MENSILE
Questo articolo è tratto dalla Bussola Mensile. Per ricevere il mensile cartaceo è possibile abbonarsi (30 euro), clicca qui!
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