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STOP AL MULTILATERALISMO MONDIALISTA, GLI USA SI RITIRANO DA 66 ENTI
Come promesso Trump ha stabilito il ritiro da 66 organizzazioni manovrate da lobby internazionali, tra cui il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) e il Fondo dell'ONU per la popolazione (UNFPA)
di Luca Volontè
 

Detto, fatto. A un anno dall'annuncio della volontà di uscire da molti organismi internazionali, ormai divenuti un crogiolo di burocrazie dannose e incapaci di portare soluzioni rispettose delle identità nazionali, gli USA hanno tagliato finanziamenti e ponti con 66 organizzazioni, 31 delle quali legate all'Onu. Lo hanno fatto con un memorandum firmato dal presidente Donald Trump il 7 gennaio 2026 e che fa seguito all'ordine esecutivo del 4 febbraio 2025, n. 14199 (Ritiro degli Stati Uniti da alcune organizzazioni delle Nazioni Unite, cessazione dei finanziamenti alle stesse e revisione del sostegno degli Stati Uniti a tutte le organizzazioni internazionali). Una mossa decisa e chiara che dovrebbe indurre anche i Paesi europei a riflettere sull'urgente necessità di riformare drasticamente ed eliminare gran parte di questi organismi internazionali, in molti casi prede di lobby ideologicamente orientate e contrarie anche allo spirito e alla lettera della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata dall'Assemblea generale dell'Onu nel 1948.
La decisione del presidente Trump di ritirare gli Stati Uniti dalle suddette 66 organizzazioni segna uno dei cambiamenti più radicali nella politica estera statunitense degli ultimi decenni. Molti di questi enti sono agenzie, commissioni e comitati consultivi legati alle Nazioni Unite che si occupano di clima, lavoro, migrazione e altre questioni che l'amministrazione Trump ha classificato come iniziative a favore della "diversità" e del "woke". Altre organizzazioni, non appartenenti alle Nazioni Unite, presenti nell'elenco includono il Partenariato per la cooperazione atlantica, l'Istituto internazionale per la democrazia e l'assistenza elettorale, il Forum globale contro il terrorismo, la Commissione di Venezia. In tutti questi casi, l'amministrazione Trump «ha ritenuto che gli enti fossero ridondanti nella loro portata, mal gestiti, inutili, dispendiosi, mal amministrati, influenzati dagli interessi di attori che promuovono i propri programmi, contrari ai nostri, o una minaccia alla sovranità, alle libertà e alla prosperità generale della nostra nazione», come ha dichiarato il segretario di Stato, Marco Rubio, in una nota nella quale si avverte che «la revisione di ulteriori organizzazioni internazionali ai sensi dell'ordine esecutivo 14199 è ancora in corso». Il messaggio è chiaro: i giorni in cui miliardi di dollari dei contribuenti statunitensi finivano a interessi stranieri sono finiti.
Al di là delle lamentele provenienti l'8 gennaio dal segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, la decisione di Washington è un salutare rifiuto del tipo di multilateralismo che ha plasmato gran parte dell'ordine globale dalla fine della Guerra Fredda. Il mondo è cambiato, Trump vuole esserne protagonista, l'Europa è invece preda di personalismi liberal-socialisti fuori tempo, oltreché dannosi. La Casa Bianca sostiene che queste organizzazioni non servono più gli interessi degli Stati Uniti e nemmeno l'ordine globale, piuttosto promuovono ideologie - dall'ambientalismo ai programmi Lgbt e pro aborto - sempre più distanti dagli interessi reali dei popoli.
Tra gli enti da cui gli Stati Uniti si sono ritirati figurano il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, UN Women e il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), tutti manovrati da lobby internazionali che hanno imposto la propria ingegneria sociale a molte nazioni. In questo contesto, la decisione dei giorni scorsi è da intendersi come una difesa della libertà e responsabilità decisionale nazionale contro strutture che, nella pratica, operano senza una reale responsabilità nei confronti dei cittadini e spesso senza rendere conto nemmeno agli Stati.
Il memorandum presidenziale riflette anche un cambiamento nella strategia più ampia degli Stati Uniti. Washington ha preso atto che, anche a causa dell'inadeguatezza della presidenza Biden, il mondo è diventato sempre più diviso e che gli USA - prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca - contavano sempre meno rispetto alla Cina, alla Russia e in generale ai BRICS. In coerenza con gli impegni dell'America First, l'amministrazione Trump sta perseguendo un approccio bilaterale, transazionale e pragmatico, invece dell'indistinto multilateralismo e "tafazzismo" europeo.

Nota di BastaBugie: Ermes Dovico nell'articolo seguente dal titolo "Aborto, Lgbt, Dei: gli USA tagliano i fondi per l'estero" parla dell'amministrazione Trump che ha pubblicato tre regolamenti con cui introduce forti restrizioni in tema di aiuti all'estero, eliminando i finanziamenti all'aborto, all'ideologia di genere e alle politiche su diversità, equità e inclusione (Dei). L'iniziativa ha avuto il plauso dei vescovi americani.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 4 febbraio 2026:

Alla Marcia per la Vita di Washington, lo scorso 23 gennaio, il vicepresidente J. D. Vance aveva preannunciato la «storica espansione» della Mexico City Policy, ossia della politica adottata per la prima volta sotto Ronald Reagan che taglia i fondi alle organizzazioni che procurano o promuovono l'aborto all'estero come metodo di pianificazione familiare. E quattro giorni più tardi il Dipartimento di Stato ha messo tutto nero su bianco, pubblicando tre nuovi regolamenti con cui gli Stati Uniti introducono forti restrizioni in tema di aiuti all'estero, eliminando i finanziamenti diretti e indiretti all'aborto, all'ideologia di genere e alle politiche su diversità, equità e inclusione (Dei).
Non è la prima volta che l'amministrazione Trump espande la Mexico City Policy: era già successo durante il primo mandato del tycoon alla Casa Bianca, quando la suddetta politica era stata ampliata, anche con aggiunte in corso d'opera, per ricomprendere vari programmi di salute globale finanziati dagli USA (assumendo il nome di Protecting life in global health assistance), con il venir meno di circa dieci miliardi di dollari per le organizzazioni abortiste. Grazie ai tre nuovi regolamenti, questa somma è destinata a triplicare. «Le nuove restrizioni riguarderanno tutti gli aiuti esteri non militari, per un totale di circa 30 miliardi di dollari, di cui 14 miliardi destinati ad attività umanitarie», riferisce Lisa Correnti del Center for family & human rights (C-Fam). Con le nuove normative si andranno a chiudere molte scappatoie, attraverso le quali, anche durante la prima presidenza di Donald Trump, «i fondi statunitensi hanno continuato ad affluire alle organizzazioni per l'aborto grazie alla deroga per i programmi umanitari, le organizzazioni registrate negli Stati Uniti, i governi stranieri e le organizzazioni multilaterali come le Nazioni Unite», come spiega ancora C-Fam. Le nuove restrizioni si applicano invece anche agli aiuti bilaterali (questo significa che i governi stranieri beneficiari di fondi statunitensi dovranno applicare a loro volta le restrizioni per poter "girare" quegli stessi fondi) e alle agenzie dell'Onu, che per beneficiare degli aiuti volontari degli Stati Uniti dovranno quindi eliminare dai loro programmi la promozione dell'aborto, delle politiche Dei e dell'ideologia di genere.
Ai tre nuovi regolamenti è stato dato il nome collettivo di Promoting human flourishing in foreign assistance Policy (Politica di promozione della prosperità umana nell'assistenza estera). Più in particolare, il regolamento sull'ideologia di genere chiarisce innanzitutto che questa «è un'ideologia che sostituisce la categoria biologica del sesso con un concetto in continua evoluzione di identità di genere autovalutata, consentendo la falsa affermazione che i maschi possano identificarsi e quindi diventare femmine e viceversa». E vieta conseguentemente il finanziamento delle organizzazioni che promuovono i trattamenti ormonali e chirurgici per la cosiddetta "transizione di genere" o anche che avallano la sola "transizione sociale" (già dannosa di suo), cioè il cambio di nome, l'adozione di pronomi e altri espedienti contrari al sesso biologico di una persona. La portata del regolamento è molto ampia, vietando ad esempio il finanziamento di «workshop, spettacoli o documentari sulle drag queen» aventi il fine di promuovere l'ideologia gender.
Significativo anche il titolo del regolamento sulle politiche Dei: Combattere l'ideologia discriminatoria dell'equità negli aiuti esteri. Come dire: l'equità sottesa al termine Dei è manipolazione del linguaggio. Nel testo si spiega che «questa ideologia […] tratta gli individui come membri di gruppi preferiti o sfavoriti», guardando dunque al "gruppo" di appartenenza più che alla singola persona, ai suoi meriti, alle sue capacità.
Le nuove normative entreranno in vigore il 26 febbraio 2026, fatti salvi eventuali ricorsi legali. Esse non si applicano alle sovvenzioni esistenti, che comunque sono molto ridotte rispetto all'amministrazione Biden: nel 2025 è stato infatti cancellato l'87% delle sovvenzioni supervisionate dall'ormai dismessa UsAid, l'Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale, accorpata al Dipartimento di Stato.
La decisa espansione della Mexico City Policy è stata accolta con favore dalla Conferenza episcopale statunitense, che ha pubblicato un comunicato a firma di tre vescovi presidenti di commissioni impegnate nei temi oggetto della nuova politica: mons. Edward Burns (Commissione per i laici, la vita familiare e la gioventù), mons. Daniel Thomas (Commissione per le attività pro vita), mons. Elias Zaidan (Commissione per la giustizia e la pace internazionale). Nel cuore della nota, in mezzo al richiamo a condividere le «benedizioni» di Dio e ad evitare di danneggiare «coloro che sono emarginati a causa della loro razza o etnia», i vescovi statunitensi affermano: «Sosteniamo un finanziamento consistente per un'assistenza estera autentica che salvi vite umane e affermi la vita, e applaudiamo le nuove politiche che impediscono che il denaro dei contribuenti vada a organizzazioni che si dedicano alla colonizzazione ideologica e promuovono l'aborto o l'ideologia di genere all'estero».

 
Titolo originale: Stop al multilateralismo mondialista, gli USA si ritirano da 66 enti
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10 gennaio 2026